La storia del lupo Navarre
- Luciano
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Re: La storia del lupo Navarre
Ciao Leo,
grazie per l'intervento fondamentale per spiegarci meglio ruolo compiti e quant'altro dei volontari dei CRAS
... peraltro ormai è una rarità (un tuo intervento intendo
)
Subiamo la concorrenza spietata di Facebook
.... ma ci piacerebbe che ogni tanto ti affacciassi anche in questi lidi.
La mia intenzione non era quella di denigrare l'operato dei CRAS ... ci sono moltissime situazioni in cui la presenza e l'operato dei volontari è importantissimo e fondamentale ...
La domanda che mi pongo è quindi di altro genere: è lecito (o giusto ... o morale ... decidete voi l'aggettivo più consono) intervenire per salvare un animale in condizioni talmente critiche ... da rendere probabilmente problematica la sua sopravvivenza ... e quasi certamente impossibile il suo completo "recupero".
Mi rendo conto che la domanda non è semplice ... è un po' come chiedere se si è o meno d'accordo sull'eutanasia.
Ho visto soccorrere caprioletti con una o anche due zampe amputate dalle falciatrici .... e mi sono sempre chiesto: perchè non li uccidono per abbreviargli le sofferenze? ... anche se sopravvivono ... a prezzo di grandi dolori, che immagino (ma forse sbaglio) sia fisici che psichici .... che vita li aspetta?
Ora mi chiedo: Navarre era al limite della sopravvivenza ... anche solo un anestesia (come è avvenuto) avrebbe rischiato di ucciderlo; ... tentare il recupero senza, .... probabilmente lo avrebbe costretto a scendere in acqua (=morte) ... o a morire di stress (vista l'enorme debilitazione). Perchè non si può pensare di porre fine alle sue sofferenze con un'iniezione letale ... come spesso si fa con gli ungulati che presentano scarsissime probabilità di riprendersi? Perche alcuni animali sono uguali .... ma il lupo è più uguale degli altri? ... non vi pare sbagliato questo approccio? Credete davvero che chi ipotizza questa eventualità .... sia molto più cattivo di chi tenta comunque di "salvarlo"?
Sono tutte domande provocatorie, ... la verità ovviamente non la conosco .... perchè non mi è dato di conoscere la percezione del dolore degli animali .... anche se appare evidente come la libertà abbia per loro un valore altissimo ..... decisamente superiore a quelli che per noi sono "legami affettivi interspecifici" ... o dolori fisici anche notevoli.
L.
grazie per l'intervento fondamentale per spiegarci meglio ruolo compiti e quant'altro dei volontari dei CRAS
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La mia intenzione non era quella di denigrare l'operato dei CRAS ... ci sono moltissime situazioni in cui la presenza e l'operato dei volontari è importantissimo e fondamentale ...
e anche quando mi chiedo se sia giusto dedicare tanto tempo energie e risorse ad alcuni interventi ... non mi riferisco certo a risorse economiche ... ma proprio alle risorge umane (in termini di energia e tempo) che i volontari dedicano a queste attività.Luciano ha scritto: .... Da persona crudele quale sono... mi chiedo se sia giusto dedicare tanto tempo energie e risorse ... al "salvataggio" di un lupo che difficilmente potrà ritornare alla sua difficile ma dignitosa vita selvatica, e che probabilmente ha vissuto e sta vivendo la peggior esperienza della sua vita.
La domanda che mi pongo è quindi di altro genere: è lecito (o giusto ... o morale ... decidete voi l'aggettivo più consono) intervenire per salvare un animale in condizioni talmente critiche ... da rendere probabilmente problematica la sua sopravvivenza ... e quasi certamente impossibile il suo completo "recupero".
Mi rendo conto che la domanda non è semplice ... è un po' come chiedere se si è o meno d'accordo sull'eutanasia.
Ho visto soccorrere caprioletti con una o anche due zampe amputate dalle falciatrici .... e mi sono sempre chiesto: perchè non li uccidono per abbreviargli le sofferenze? ... anche se sopravvivono ... a prezzo di grandi dolori, che immagino (ma forse sbaglio) sia fisici che psichici .... che vita li aspetta?
Ora mi chiedo: Navarre era al limite della sopravvivenza ... anche solo un anestesia (come è avvenuto) avrebbe rischiato di ucciderlo; ... tentare il recupero senza, .... probabilmente lo avrebbe costretto a scendere in acqua (=morte) ... o a morire di stress (vista l'enorme debilitazione). Perchè non si può pensare di porre fine alle sue sofferenze con un'iniezione letale ... come spesso si fa con gli ungulati che presentano scarsissime probabilità di riprendersi? Perche alcuni animali sono uguali .... ma il lupo è più uguale degli altri? ... non vi pare sbagliato questo approccio? Credete davvero che chi ipotizza questa eventualità .... sia molto più cattivo di chi tenta comunque di "salvarlo"?
Sono tutte domande provocatorie, ... la verità ovviamente non la conosco .... perchè non mi è dato di conoscere la percezione del dolore degli animali .... anche se appare evidente come la libertà abbia per loro un valore altissimo ..... decisamente superiore a quelli che per noi sono "legami affettivi interspecifici" ... o dolori fisici anche notevoli.
L.
- Zanna_Bianca_
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Re: La storia del lupo Navarre
Navarre sta meglio!!!
Il centro di tutela ha messo su youtube un nuovo video sulle sue condizioni, dicono che
Articolo completo e video
Il centro di tutela ha messo su youtube un nuovo video sulle sue condizioni, dicono che
Ho tanta tanta fiducia in lui e sono davvero contento della notizia!A quanto pare, il lupo Navarre ha scelto di vivere e vuole disperatamente guarire.
Abbiamo seguito con speranza, timore e trepidazione ogni singolo miglioramento di questo animale così prezioso, ed è bello sapere che la ripresa del “nostro” lupo continua.
Navarre si trova ancora al Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Sasso Marconi, dove con tutta probabilità resterà per qualche tempo. I nervi della sua schiena, infiammati e lesionati dai pallini di piombo, non gli permettono infatti di muoversi agevolmente, almeno per il momento. La sua degenza, dunque, continua, e il Centro Tutela di Sasso Marconi ha rilasciato ieri un nuovo video che mostra i progressi del lupo.
L’andatura è ancora piuttosto caracollante e la coda resta spelata, ma i miglioramenti ci sono e si vedono. Navarre ha anche riguadagnato cinque chili e, genericamente, sta piuttosto bene.
Articolo completo e video
- albino
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Re: La storia del lupo Navarre
......Ciao Leo,
grazie per l'intervento fondamentale per spiegarci meglio ruolo compiti e quant'altro dei volontari dei CRAS... peraltro ormai è una rarità (un tuo intervento intendo
)
Subiamo la concorrenza spietata di Facebook.... ma ci piacerebbe che ogni tanto ti affacciassi anche in questi lidi.
un saluto
Alberto
- Giustino
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Re: La storia del lupo Navarre
Il lupo è un animale straordinario anche in fatto di reattività e le ultime notizie sul recupero di Navarre lo dimostarno, prendiamolo come un gesto riparatorio del genere umano che è capace di efferatezze uniche (vedi i pallini, i lacci e i bocconi avvelenati), quindi grazie ai volontari del cras per quello che hanno fatto e che stanno facendo, da VOLONTARI, tutti gli altri sono discorsi!
"Se non potete essere un pino sul monte, siate una piccola pianta nella valle. Se non potete essere una via maestra, siate un sentiero."
- fiore955
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Re: La storia del lupo Navarre
Del tutto d'accordo. Aggiungo che proprio perchè lupo valeva la pena tentare tutto il possibile, a prescindere dal fatto che i metodi usati possano essere stati migliorabili, dato che si tratta di animale rigorosamente protetto, unica sottospecie presente nel mondo non ancora del tutto fuori pericolo; mia personalissima opinione, il suo incremento numerico infatti potrebbe già essersi arrestato, o comunque molto vicino a questo stadio, da quello che sempre più spesso si legge.Giustino ha scritto:Il lupo è un animale straordinario anche in fatto di reattività e le ultime notizie sul recupero di Navarre lo dimostarno, prendiamolo come un gesto riparatorio del genere umano che è capace di efferatezze uniche (vedi i pallini, i lacci e i bocconi avvelenati), quindi grazie ai volontari del cras per quello che hanno fatto e che stanno facendo, da VOLONTARI, tutti gli altri sono discorsi!
- Luciano
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Re: La storia del lupo Navarre
Questa ovviamente è una tua opinione!Giustino ha scritto: ...... tutti gli altri sono discorsi!
A parte alcune considerazioni che non condivido, .... oltre a mettere un po' in pace le coscienze ... e sentirsi tutti più buoni, quali vantaggi porterà alla specie il "salvataggio" di questo lupo? .... Quali benefici ha portato al lupo stesso?fiore955 ha scritto: ..... Aggiungo che proprio perchè lupo valeva la pena tentare tutto il possibile, a prescindere dal fatto che i metodi usati possano essere stati migliorabili, dato che si tratta di animale rigorosamente protetto, unica sottospecie presente nel mondo non ancora del tutto fuori pericolo; mia personalissima opinione, il suo incremento numerico infatti potrebbe già essersi arrestato, o comunque molto vicino a questo stadio, da quello che sempre più spesso si legge.
Ribadisco che non intendo criticare l'operato del CRAS ... i dubbi che mi sorgono in queste circostanze sono:
viene perseguito il bene della specie e/o dell'individuo ...
o si tratta di operazioni tese a soddisfare l'umana coscienza? ... ("gesto riparatorio del genere umano")
Secondo me se si opera con le finalità del primo punto .. nulla da eccepire, .... nella soddisfazione del secondo avrei qualcosa da ridire.
Ovviamente chi ritiene che "tutti gli altri sono discorsi!" ... avrà la sua verità assoluta, .... io qualche dubbio ancora lo "coltivo"
L.
- Zanna_Bianca_
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Re: La storia del lupo Navarre
Beh, per ogni lupo che vive e che sopravvive, si salva del prezioso patrimonio genetico... o sbaglio?
- pigrofalco
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Re: La storia del lupo Navarre
Premetto che apprezzo sinceramente molto l'operato del CRAS intervenuto a salvare Navarre, e intendo lo spirito con cui hanno operato, il tempo dedicato come volontari, l'abnegazione, il coraggio e la prontezza. Esprimo però dei dubbi sulle tecniche utilizzate, cioè sulla respirazione bocca a bocca effettuata 'a caldo' e sull'aver somministrato al lupo cibo direttamente dalle mani, mi domando cioè se tale 'protocollo' non rischi di 'imprintare' l'animale in senso sbagliato nei confronti dell'uomo e mi chiedo quindi se nell'approccio a specie come il lupo non convenga adottare criteri cautelativi più rigidi.
Alessio Pieragnoli, Consigliere Canislupus Italia.
"Percorse convinto le strade dell'equilibrio e ogni volta che si trovò di fronte al bivio che indicava l'onestà tirò dritto, pensando ad uno scherzo."
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- occhi gialli123
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Re: La storia del lupo Navarre
interessanti secondo il mio parere le perplessità poste da Luciano,conosco personalmente alcune delle persone che hanno preso parte al salvataggio del lupo Navarre,credo che la" felicità" e l'umana gioia provata nel salvare un lupo o un qualsiasi altro selvatico sia l'elemento cardine per i volontari e per alcuni medici/veterinari che vivono con passione il proprio lavoro,molto probabilmente se non fosse stato visto dalla persona che poi ha chiamato i soccorsi ,il lupo sarebbe morto,sua fortuna o sfortuna aver incontrato l'uomo?

long may you run brother wolf......
- Elisa
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Re: La storia del lupo Navarre
Ciao Luciano,
non ci conosciamo, mi presento, sono Elisa Berti, una dei responsabili e prima di tutto volontaria del Centro Recupero di Monte Adone; sono anche la persona che, prima di iniziare la tanto discussa respirazione “bocca a bocca”, si è buttata in acqua per recuperarlo.
Ho letto tanti post, ci sono arrivate centinaia di e-mail e chiaramente non è sempre possibile rispondere a tutti (anche perché noi non abbiamo una segreteria, e come immagino tu comprenda occuparsi del CRAS è un’attività senza orari), ma ci tengo a rispondere a te, qui su questo forum, per la stima che ho nei confronti di Duccio e perché lo reputo un forum frequentato da molti tecnici e credo che questi argomenti meritino di essere trattati con attenzione.
Ciò detto e premesso che a mio avviso certi “dibattiti” meriterebbero un sano confronto frontale poiché sono troppi i dettagli e le sfaccettature, provo a rispondere a molte delle “provocazioni” e delle riflessioni lette, rimanendo a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Vivo tra queste colline e gestisco il Centro da 23 anni e direi almeno da 25 con la mia famiglia abbiamo iniziato ad occuparci di fauna selvatica; già a questo punto potrei raccontare un sacco di aneddoti su come sia nato il Centro, sugli incontri e sugli scontri tecnici, ideologici, morali avuti negli anni, ma per chi si occupa di fauna selvatica credo siano noti.
La GESTIONE della fauna selvatica è tra gli argomenti più dibattuti e le esperienze dei diversi CRAS spesso rivelano principi e procedure molto diversi.
Senza, per il momento, entrare nello specifico della storia di Navarre, ci tengo a precisare che esiste una normativa che prevede la precisa responsabilità da parte della Provincia di attivarsi attraverso i CRAS per il recupero e il soccorso della fauna selvatica autoctona con speciale attenzione alle specie particolarmente protette (tra queste il lupo).
Il nostro Centro si è specializzato (per via degli alti numeri) nel soccorso e nel recupero degli ungulati, ne recuperiamo intorno ai 250/300 esemplari ogni anno con una netta prevalenza della specie “capriolo”.
Abbiamo a che fare ogni giorno con la vita e la morte, ogni giorno con la sofferenza di tanti animali che, per mano dell’uomo in molti casi, ma non solo, vengono ritrovati feriti e in difficoltà. E quindi capisco molto bene cosa intendi quando dici “anche se appare evidente come la libertà abbia per loro un valore altissimo ..... decisamente superiore a quelli che per noi sono "legami affettivi interspecifici" “
Io ritengo che molto, troppo spesso, gli animali selvatici vengano umanizzati non tenendo presente il valore che ha per loro la libertà. C’è anche chi ci ha “accusato” di non essere seri per aver dato un nome ad un lupo, al quale sinceramente non credo cambi molto essere identificato con il nome di Navarre piuttosto che con il codice ISPRA WBO109M, ma queste appunto sono solo parole prive di sostanza. Ti faccio invece un esempio più concreto, per farti capire come la penso. Quando abbiamo iniziato con il Centro (quindi parliamo di oltre 20 anni fa) vi erano molte leggende metropolitane circa la possibilità di riuscire ad allevare piccoli cervidi e soprattutto farlo senza che questi si “imprintassero”. Ma che senso avrebbe il nostro operato se il fine ultimo non fosse restituire la libertà a questi animali?
E allora, anche grazie alla collaborazione con il Dott. Riccardo Fontana, oltre 10 anni fa abbiamo ideato una sagoma imbalsamata di capriolo che utilizziamo da allora per allattare i piccoli evitando l’imprinting.. i risultati sono stati strepitosi! Questi per me sono successi, non condannare un animale senza un’ala o senza gli arti alla cattività ritenendo che quella vita possa essere migliore che la morte. Al Centro la causa principale dei recuperi sono gli incidenti stradali e pertanto vi è anche una notevole percentuale di inevitabili eutanasie. Concordo con te in questo, la loro Dignità viene al primo posto, per me senza alcun dubbio.
Io sono d’accordo anche per chi, tra gli uomini, sceglie l’eutanasia.
Ma loro non possono scegliere e spesso ci troviamo davanti ad una difficile scelta da fare per loro. E poi forse l’aggettivo ‘difficile’ non rende tutta la reale difficoltà. Perché per quanto io sia assolutamente d’accordo con l’eutanasia, credo sia DOVEROSO da parte nostra, l’attenta valutazione di ogni singolo caso. Così come detesto e diffido di chi umanizza gli animali, soprattutto i selvatici, attribuendo loro sentimenti che sono solo nostri, detesto chi fa generalità. Credo non sia serio valutare a priori la “recuperabilità” di un animale. Perché ognuno di loro, pur mantenendo costanti le caratteristiche di specie, è diverso. In quella che è la nostra esperienza è emerso più volte come i singoli animali rispondano molto diversamente alla cattività e ai trattamenti. Ho visto esemplari con temperamenti molto irruenti ed irascibili non accettare e non adattarsi alla cattività e invece ho visto animali che, seppur le loro condizioni sanitarie fossero molto critiche, hanno stupito tutti con il loro pieno recupero. Credo che nel Dovere della nostra scelta, di quella scelta che noi dobbiamo fare per loro, vi siano diversi fattori da tenere presenti e primo tra tutti è il loro benessere.
Qui al Centro quando dobbiamo compiere questa scelta mettiamo sempre sulla bilancia quelli che sono i tempi di degenza, il tipo di terapie e cure richieste e lo stress a cui verrà sottoposto l’animale. Chiaramente questi fattori devono essere valutati anche in funzione della specie, dell’anamesi (spesso ignota) e dell’effettiva possibilità di recupero. A mio avviso credo non vi sia nulla di più triste di un rapace mutilato chiuso in una voliera. E qui certo si potrebbe aprire un grande confronto sulle diverse esperienze e sulle numerose storie.
Quando ti chiedi se “se sia giusto dedicare tanto tempo energie e risorse ad alcuni interventi” io ti rispondo che non credo sia corretto parlare di giusto o di sbagliato, ma, piuttosto di opportunità… qui ricadiamo nell’ambito delle scelte che ci si auspica vengano sempre fatte da ognuno avendo chiaro davanti un principio e non l’egoismo personale.
Ciò premesso io ritengo che, senza egoistici accanimenti, ogni animali meriti una chance.
Proprio la scorsa settimana mi sono trovata, alle 3 di notte a dover scegliere con il resto dello staff del Centro per un’eutanasia di un giovane lupo. Un animale meraviglioso, in salute che purtroppo ha avuto un brutto incontro con un’automobile che travolgendolo gli ha fratturato irrimediabilmente la colonna vertebrale. Non è stato facile, ma nessuno di noi ha avuto dubbi, era una scelta inevitabile, soprattutto quando la risonanza magnetica ha fornito una precisa diagnosi.
Ma ora sarò provocatoria io: Tu Luciano, se ti fossi trovato davanti a Navarre che ti guardava negli occhi cosa avresti fatto? Senza alcuna certezza diagnostica, senza alcun dato certo tu procederesti a priori con un’eutanasia?
Gli esami fatti a Navarre e tra questi anche le analisi genetiche dell’ISPRA ci hanno dato informazioni incredibili e inaspettate su di lui e sulla sua storia. Che valore dare a questo?
Nelle prime due settimane Navarre è stato un “sorvegliato speciale”, così come lo sono stati tantissimi altri animali qui ricoverati, e non vi è stato un impegno eccessivo per lui perché è un lupo. E soprattutto la sua gestione di oggi non sta richiedendo energie così diverse da quelle che richiedono altri animali ricoverati. Pensando ai recuperi più particolari cito la gestione di un giovane fenicottero rosa che ci ha fatto letteralmente impazzire durante la sua degenza ma che dopo tanti sforzi è potuto tornare libero.
Era un animale inanellato in Spagna. Questi “sforzi” non hanno valore? Non merita un’opportunità anche il singolo?
E rispondendo al tuo “quali vantaggi porterà alla specie il "salvataggio" di questo lupo? .... Quali benefici ha portato al lupo stesso?”
Posso risponderti con assolutamente certezza che l’inaspettato eco avuto da questa storia nonchè il ruolo educativo e di sensibilizzazione verso la grande massa e soprattutto verso i bambini a mio avviso non ha valore!
Ma sai che stanno facendo vedere il video di Navarre nelle scuole? Ci hanno contattato tantissimi insegnanti e stiamo avendo molti riscontri.
Tra i principi più importanti di un CRAS c’è l’educazione. Non credi che il valore del messaggio che sta portando questo lupo sia un “vantaggio”?
Un nostro volontario di Roma mentre portava a passeggio il suo cane ha incontrato un bambino di 8 anni che parlando ad un certo punto gli ha detto “ Ma sai che io conosco un lupo?” e il volontario. “Davvero?!” e il bambino: “si, si chiama Navarre, mi hanno fatto vedere la sua storia a scuola”.
Quest’anno sono venuti a svolgere attività di volontariato due ragazzi 20enni che erano stati in visita al Centro quando erano alla scuola elementare.
Questi per me sono i risultati più veri e che mi ripagano di tutta la fatica!
L’uomo ha bisogno di “riavvicinarsi” in maniera più “sana” alla Natura e credo che questo lupo a modo suo stia accorciando questa distanza e sfatando molti miti. E’ un ambasciatore per la sua specie, ma non solo.
Navarre non si sta accorgendo di tutto questo frastuono chiaramente, è protetto nella sua struttura e dimostra ogni giorno sempre più attività. Io sono orgogliosa di questi risultati ma non perché, come dice qualcuno, io debba soddisfare chissà quali bisogni egoistici, ma sono contenta perché vedo la sua natura selvatica riprendere forma, a partire dal suo sguardo e sono contenta quando ciò che facciamo ci porta a realizzare il nostro fine ultimo.
Navarre non dimostra nessun segno di stress, non ha comportamenti stereotipati, è tranquillo e, come tutti i lupi, dimostra un’adattabilità eccezionale.
o Un ragazzo mi ha scritto: Navarre nell’immagine che mangia l’uovo dal piattino ha smontato tutto in una volta il lupo cattivo degli articoli di giornale che stavano circolando ultimamente.
Sappiamo cosa stiamo facendo e abbiamo ben chiaro che per nessuna ragione gli animali selvatici devono perdere la loro natura, io per prima non ci troverei niente di glorioso nell’abituare un animale selvatico all’uomo!
A volte però mi piacerebbe capire cosa vi sia nell’immaginario rispetto ai protocolli di gestione; al Centro di protocolli ve ne sono molti e credimi devono essere assolutamente rispettati, ma un animale durante la “terapia intensiva” del primissimo periodo di degenza e quindi in un periodo di assoluta criticità, quando ancora non è autonomo e deve essere costantemente monitorato, come credete possa essere curato e alimentato senza vedere in senso assoluto l’uomo? I contatti sono necessari ma devono essere finalizzati solo ad una necessità e nulla di più. I lupi come, e più di altre specie, comprendono la loro condizione di difficoltà e anche nell’esperienza di altri Cras che hanno recuperato lupi feriti, è noto che essi siano particolarmente “collaborativi” durante la degenza ma che altrettanto velocemente riprendano le distanze nel momento stesso in cui ricominciano a stare meglio. La serietà e la coscienza nell’intento dei propri gesti credo sia fondamentale e alla base della gestione della fauna selvatica.
Probabilmente non ho risposto a tutti ma spero di aver chiarito almeno in parte la nostra posizione e concludo - altrimenti qui divento più pesante di una peperonata del giorno prima – con la respirazione a bocca a bocca.
Consapevole dei rischi, quel gesto è stata una mia scelta e preciso che se ricapitasse lo ripeterei. E’ molto difficile valutare dall’esterno. Tutti noi ogni volta che facciamo un recupero ci chiediamo cosa avremmo potuto fare meglio, cosa potremmo perfezionare e cerchiamo di far si che ogni esperienza avuta possa permetterci di migliorare.
La realtà a mio avviso è che si può sempre fare meglio, ma spesso ciò che si fa è ciò che è possibile fare. Potrei ora dilungarmi sul perché di alcuni gesti e alcune scelte (già Luciano ha fatto centro su alcune azzeccatissime considerazioni circa la sedazione) ma il punto è che quando ci si trova su campo a dover prendere decisioni sul filo dei secondi e soprattutto decisioni che tengano presenti contemporaneamente numerosi fattori, quali in primis la nostra sicurezza, si fanno delle scelte che con la serietà e coscienza si spera possano esser le migliori. Poi i fatti parlano.
Scusate se mi sono dilungata molto, ma non è facile affrontare sinteticamente certi argomenti. Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento e confronto e approfitto per invitare, chi di voi fosse interessato, a farci visita la prossima primavera così da poter avere un costruttivo scambio di opinioni. (sul nostro sito http://www.centrotutelafauna.org trovate i riferimenti per la prenotazione)
Linko alcune immagini recenti di questo lupone dalla scorza dura:
youtu.be/-DB7TqhELqs
non ci conosciamo, mi presento, sono Elisa Berti, una dei responsabili e prima di tutto volontaria del Centro Recupero di Monte Adone; sono anche la persona che, prima di iniziare la tanto discussa respirazione “bocca a bocca”, si è buttata in acqua per recuperarlo.
Ho letto tanti post, ci sono arrivate centinaia di e-mail e chiaramente non è sempre possibile rispondere a tutti (anche perché noi non abbiamo una segreteria, e come immagino tu comprenda occuparsi del CRAS è un’attività senza orari), ma ci tengo a rispondere a te, qui su questo forum, per la stima che ho nei confronti di Duccio e perché lo reputo un forum frequentato da molti tecnici e credo che questi argomenti meritino di essere trattati con attenzione.
Ciò detto e premesso che a mio avviso certi “dibattiti” meriterebbero un sano confronto frontale poiché sono troppi i dettagli e le sfaccettature, provo a rispondere a molte delle “provocazioni” e delle riflessioni lette, rimanendo a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Vivo tra queste colline e gestisco il Centro da 23 anni e direi almeno da 25 con la mia famiglia abbiamo iniziato ad occuparci di fauna selvatica; già a questo punto potrei raccontare un sacco di aneddoti su come sia nato il Centro, sugli incontri e sugli scontri tecnici, ideologici, morali avuti negli anni, ma per chi si occupa di fauna selvatica credo siano noti.
La GESTIONE della fauna selvatica è tra gli argomenti più dibattuti e le esperienze dei diversi CRAS spesso rivelano principi e procedure molto diversi.
Senza, per il momento, entrare nello specifico della storia di Navarre, ci tengo a precisare che esiste una normativa che prevede la precisa responsabilità da parte della Provincia di attivarsi attraverso i CRAS per il recupero e il soccorso della fauna selvatica autoctona con speciale attenzione alle specie particolarmente protette (tra queste il lupo).
Il nostro Centro si è specializzato (per via degli alti numeri) nel soccorso e nel recupero degli ungulati, ne recuperiamo intorno ai 250/300 esemplari ogni anno con una netta prevalenza della specie “capriolo”.
Abbiamo a che fare ogni giorno con la vita e la morte, ogni giorno con la sofferenza di tanti animali che, per mano dell’uomo in molti casi, ma non solo, vengono ritrovati feriti e in difficoltà. E quindi capisco molto bene cosa intendi quando dici “anche se appare evidente come la libertà abbia per loro un valore altissimo ..... decisamente superiore a quelli che per noi sono "legami affettivi interspecifici" “
Io ritengo che molto, troppo spesso, gli animali selvatici vengano umanizzati non tenendo presente il valore che ha per loro la libertà. C’è anche chi ci ha “accusato” di non essere seri per aver dato un nome ad un lupo, al quale sinceramente non credo cambi molto essere identificato con il nome di Navarre piuttosto che con il codice ISPRA WBO109M, ma queste appunto sono solo parole prive di sostanza. Ti faccio invece un esempio più concreto, per farti capire come la penso. Quando abbiamo iniziato con il Centro (quindi parliamo di oltre 20 anni fa) vi erano molte leggende metropolitane circa la possibilità di riuscire ad allevare piccoli cervidi e soprattutto farlo senza che questi si “imprintassero”. Ma che senso avrebbe il nostro operato se il fine ultimo non fosse restituire la libertà a questi animali?
E allora, anche grazie alla collaborazione con il Dott. Riccardo Fontana, oltre 10 anni fa abbiamo ideato una sagoma imbalsamata di capriolo che utilizziamo da allora per allattare i piccoli evitando l’imprinting.. i risultati sono stati strepitosi! Questi per me sono successi, non condannare un animale senza un’ala o senza gli arti alla cattività ritenendo che quella vita possa essere migliore che la morte. Al Centro la causa principale dei recuperi sono gli incidenti stradali e pertanto vi è anche una notevole percentuale di inevitabili eutanasie. Concordo con te in questo, la loro Dignità viene al primo posto, per me senza alcun dubbio.
Io sono d’accordo anche per chi, tra gli uomini, sceglie l’eutanasia.
Ma loro non possono scegliere e spesso ci troviamo davanti ad una difficile scelta da fare per loro. E poi forse l’aggettivo ‘difficile’ non rende tutta la reale difficoltà. Perché per quanto io sia assolutamente d’accordo con l’eutanasia, credo sia DOVEROSO da parte nostra, l’attenta valutazione di ogni singolo caso. Così come detesto e diffido di chi umanizza gli animali, soprattutto i selvatici, attribuendo loro sentimenti che sono solo nostri, detesto chi fa generalità. Credo non sia serio valutare a priori la “recuperabilità” di un animale. Perché ognuno di loro, pur mantenendo costanti le caratteristiche di specie, è diverso. In quella che è la nostra esperienza è emerso più volte come i singoli animali rispondano molto diversamente alla cattività e ai trattamenti. Ho visto esemplari con temperamenti molto irruenti ed irascibili non accettare e non adattarsi alla cattività e invece ho visto animali che, seppur le loro condizioni sanitarie fossero molto critiche, hanno stupito tutti con il loro pieno recupero. Credo che nel Dovere della nostra scelta, di quella scelta che noi dobbiamo fare per loro, vi siano diversi fattori da tenere presenti e primo tra tutti è il loro benessere.
Qui al Centro quando dobbiamo compiere questa scelta mettiamo sempre sulla bilancia quelli che sono i tempi di degenza, il tipo di terapie e cure richieste e lo stress a cui verrà sottoposto l’animale. Chiaramente questi fattori devono essere valutati anche in funzione della specie, dell’anamesi (spesso ignota) e dell’effettiva possibilità di recupero. A mio avviso credo non vi sia nulla di più triste di un rapace mutilato chiuso in una voliera. E qui certo si potrebbe aprire un grande confronto sulle diverse esperienze e sulle numerose storie.
Quando ti chiedi se “se sia giusto dedicare tanto tempo energie e risorse ad alcuni interventi” io ti rispondo che non credo sia corretto parlare di giusto o di sbagliato, ma, piuttosto di opportunità… qui ricadiamo nell’ambito delle scelte che ci si auspica vengano sempre fatte da ognuno avendo chiaro davanti un principio e non l’egoismo personale.
Ciò premesso io ritengo che, senza egoistici accanimenti, ogni animali meriti una chance.
Proprio la scorsa settimana mi sono trovata, alle 3 di notte a dover scegliere con il resto dello staff del Centro per un’eutanasia di un giovane lupo. Un animale meraviglioso, in salute che purtroppo ha avuto un brutto incontro con un’automobile che travolgendolo gli ha fratturato irrimediabilmente la colonna vertebrale. Non è stato facile, ma nessuno di noi ha avuto dubbi, era una scelta inevitabile, soprattutto quando la risonanza magnetica ha fornito una precisa diagnosi.
Ma ora sarò provocatoria io: Tu Luciano, se ti fossi trovato davanti a Navarre che ti guardava negli occhi cosa avresti fatto? Senza alcuna certezza diagnostica, senza alcun dato certo tu procederesti a priori con un’eutanasia?
Gli esami fatti a Navarre e tra questi anche le analisi genetiche dell’ISPRA ci hanno dato informazioni incredibili e inaspettate su di lui e sulla sua storia. Che valore dare a questo?
Nelle prime due settimane Navarre è stato un “sorvegliato speciale”, così come lo sono stati tantissimi altri animali qui ricoverati, e non vi è stato un impegno eccessivo per lui perché è un lupo. E soprattutto la sua gestione di oggi non sta richiedendo energie così diverse da quelle che richiedono altri animali ricoverati. Pensando ai recuperi più particolari cito la gestione di un giovane fenicottero rosa che ci ha fatto letteralmente impazzire durante la sua degenza ma che dopo tanti sforzi è potuto tornare libero.
Era un animale inanellato in Spagna. Questi “sforzi” non hanno valore? Non merita un’opportunità anche il singolo?
E rispondendo al tuo “quali vantaggi porterà alla specie il "salvataggio" di questo lupo? .... Quali benefici ha portato al lupo stesso?”
Posso risponderti con assolutamente certezza che l’inaspettato eco avuto da questa storia nonchè il ruolo educativo e di sensibilizzazione verso la grande massa e soprattutto verso i bambini a mio avviso non ha valore!
Ma sai che stanno facendo vedere il video di Navarre nelle scuole? Ci hanno contattato tantissimi insegnanti e stiamo avendo molti riscontri.
Tra i principi più importanti di un CRAS c’è l’educazione. Non credi che il valore del messaggio che sta portando questo lupo sia un “vantaggio”?
Un nostro volontario di Roma mentre portava a passeggio il suo cane ha incontrato un bambino di 8 anni che parlando ad un certo punto gli ha detto “ Ma sai che io conosco un lupo?” e il volontario. “Davvero?!” e il bambino: “si, si chiama Navarre, mi hanno fatto vedere la sua storia a scuola”.
Quest’anno sono venuti a svolgere attività di volontariato due ragazzi 20enni che erano stati in visita al Centro quando erano alla scuola elementare.
Questi per me sono i risultati più veri e che mi ripagano di tutta la fatica!
L’uomo ha bisogno di “riavvicinarsi” in maniera più “sana” alla Natura e credo che questo lupo a modo suo stia accorciando questa distanza e sfatando molti miti. E’ un ambasciatore per la sua specie, ma non solo.
Navarre non si sta accorgendo di tutto questo frastuono chiaramente, è protetto nella sua struttura e dimostra ogni giorno sempre più attività. Io sono orgogliosa di questi risultati ma non perché, come dice qualcuno, io debba soddisfare chissà quali bisogni egoistici, ma sono contenta perché vedo la sua natura selvatica riprendere forma, a partire dal suo sguardo e sono contenta quando ciò che facciamo ci porta a realizzare il nostro fine ultimo.
Navarre non dimostra nessun segno di stress, non ha comportamenti stereotipati, è tranquillo e, come tutti i lupi, dimostra un’adattabilità eccezionale.
o Un ragazzo mi ha scritto: Navarre nell’immagine che mangia l’uovo dal piattino ha smontato tutto in una volta il lupo cattivo degli articoli di giornale che stavano circolando ultimamente.
Sappiamo cosa stiamo facendo e abbiamo ben chiaro che per nessuna ragione gli animali selvatici devono perdere la loro natura, io per prima non ci troverei niente di glorioso nell’abituare un animale selvatico all’uomo!
A volte però mi piacerebbe capire cosa vi sia nell’immaginario rispetto ai protocolli di gestione; al Centro di protocolli ve ne sono molti e credimi devono essere assolutamente rispettati, ma un animale durante la “terapia intensiva” del primissimo periodo di degenza e quindi in un periodo di assoluta criticità, quando ancora non è autonomo e deve essere costantemente monitorato, come credete possa essere curato e alimentato senza vedere in senso assoluto l’uomo? I contatti sono necessari ma devono essere finalizzati solo ad una necessità e nulla di più. I lupi come, e più di altre specie, comprendono la loro condizione di difficoltà e anche nell’esperienza di altri Cras che hanno recuperato lupi feriti, è noto che essi siano particolarmente “collaborativi” durante la degenza ma che altrettanto velocemente riprendano le distanze nel momento stesso in cui ricominciano a stare meglio. La serietà e la coscienza nell’intento dei propri gesti credo sia fondamentale e alla base della gestione della fauna selvatica.
Probabilmente non ho risposto a tutti ma spero di aver chiarito almeno in parte la nostra posizione e concludo - altrimenti qui divento più pesante di una peperonata del giorno prima – con la respirazione a bocca a bocca.
Consapevole dei rischi, quel gesto è stata una mia scelta e preciso che se ricapitasse lo ripeterei. E’ molto difficile valutare dall’esterno. Tutti noi ogni volta che facciamo un recupero ci chiediamo cosa avremmo potuto fare meglio, cosa potremmo perfezionare e cerchiamo di far si che ogni esperienza avuta possa permetterci di migliorare.
La realtà a mio avviso è che si può sempre fare meglio, ma spesso ciò che si fa è ciò che è possibile fare. Potrei ora dilungarmi sul perché di alcuni gesti e alcune scelte (già Luciano ha fatto centro su alcune azzeccatissime considerazioni circa la sedazione) ma il punto è che quando ci si trova su campo a dover prendere decisioni sul filo dei secondi e soprattutto decisioni che tengano presenti contemporaneamente numerosi fattori, quali in primis la nostra sicurezza, si fanno delle scelte che con la serietà e coscienza si spera possano esser le migliori. Poi i fatti parlano.
Scusate se mi sono dilungata molto, ma non è facile affrontare sinteticamente certi argomenti. Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento e confronto e approfitto per invitare, chi di voi fosse interessato, a farci visita la prossima primavera così da poter avere un costruttivo scambio di opinioni. (sul nostro sito http://www.centrotutelafauna.org trovate i riferimenti per la prenotazione)
Linko alcune immagini recenti di questo lupone dalla scorza dura:
youtu.be/-DB7TqhELqs