La storia del lupo Navarre

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Federico
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Re: La storia del lupo Navarre

Messaggio da Federico » 11 mar 2012, 09:59

Ciao Elisa, benvenuta! :D
Il tuo intervento credo sia sufficientemente completo ed esauriente, personalmente mi trovo in linea con tutto quanto hai espresso.

Una volta che il centro è allertato, credo sia un dovere intervenire, soprattutto se il soggetto è una specie particolarmente protetta.....e lo stato di salute del lupo lo si può riscontrare solo dopo averlo recuperato.
Federico
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Re: La storia del lupo Navarre

Messaggio da franco » 11 mar 2012, 11:07

Complimenti per il lavoro svolto da parte mia sia nelle vesti di appassionato che di moderatore del forum che di Collega.
Ciao
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DanieleC
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Re: La storia del lupo Navarre

Messaggio da DanieleC » 11 mar 2012, 11:17

Ovviamente mi associo ai complimenti......ad Elisa ed a tutto il CRAS per l'opera importante che svolgono.
Mi trovo come dice Federico perfettamente in linea con quanto espresso da Elisa che saluto e ringrazio per l'intervento.

Daniele
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pigrofalco
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Re: La storia del lupo Navarre

Messaggio da pigrofalco » 11 mar 2012, 12:15

Elisa ha scritto:
Sappiamo cosa stiamo facendo e abbiamo ben chiaro che per nessuna ragione gli animali selvatici devono perdere la loro natura, io per prima non ci troverei niente di glorioso nell’abituare un animale selvatico all’uomo!
A volte però mi piacerebbe capire cosa vi sia nell’immaginario rispetto ai protocolli di gestione; al Centro di protocolli ve ne sono molti e credimi devono essere assolutamente rispettati, ma un animale durante la “terapia intensiva” del primissimo periodo di degenza e quindi in un periodo di assoluta criticità, quando ancora non è autonomo e deve essere costantemente monitorato, come credete possa essere curato e alimentato senza vedere in senso assoluto l’uomo? I contatti sono necessari ma devono essere finalizzati solo ad una necessità e nulla di più. I lupi come, e più di altre specie, comprendono la loro condizione di difficoltà e anche nell’esperienza di altri Cras che hanno recuperato lupi feriti, è noto che essi siano particolarmente “collaborativi” durante la degenza ma che altrettanto velocemente riprendano le distanze nel momento stesso in cui ricominciano a stare meglio. La serietà e la coscienza nell’intento dei propri gesti credo sia fondamentale e alla base della gestione della fauna selvatica.
Grazie Elisa del bell'intervento articolato e appassionato, all'interno di una dialettica serena e collaborativa ti formulo in altro modo la mia perplessità: quel lupo che abbiamo definito consapevole della sua fase critica e che si 'affida' alle cure dell'uomo per poi prenderne le distanze in una fase successiva, non è già un animale al quale abbiamo attribuito categorie psichiche umane, forse anche sentimenti ? Come fa un lupo a capire che può affidarsi o 'collaborare' con un uomo per poi prenderne le distanze ? Non è forse che il lupo, incapace di reagire per debolezza fisica, si lascia 'fare' tutto quanto per poi tornare meno trattabile una volta migliorato come stato di salute ? Ma se è così, capiamo quanto critica sia la fase in cui lo 'trattiamo' scambiando l' istinto e la consapevolezza dei propri limiti con la 'collaborazione', anche se messa tra virgolette ? Non vorrei sembrasse una dissertazione terminologica, un lupo malato, ferito, debole e affamato tenderà spesso a mangiare dal piattino, ma non ricorderà di averlo fatto perchè era nella fase critica, saprà semplicemente che in una fase critica un uomo gli ha dato del cibo, non assocerà in modo finalistico le due cose, non so se riesco a spiegarmi. Da quel punto in poi quel lupo saprà semplicemente che un uomo può dargli del cibo. Ovvio che le considerazioni sull'importanza della vita di anche un solo esemplare di lupo mi vedono del tutto concorde con te, proprio per questo mi, vi domando, se non sia opportuno valutare approcci (ancora) più rigorosi nella direzione di salvare sia il lupo sia l'imprinting che mamma gli ha dato.
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Elisa
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Re: La storia del lupo Navarre

Messaggio da Elisa » 11 mar 2012, 15:40

Dalla tua risposta: “…non è già un animale al quale abbiamo attribuito categorie psichiche umane, forse anche sentimenti ?”
Credi che le osservazioni in campo etologico sul lupo non siano sufficienti a “dimostrare” la complessa natura del lupo e la loro profonda consapevolezza?
Mi dici: “Come fa un lupo a capire che può affidarsi o 'collaborare' con un uomo per poi prenderne le distanze ?” E io potrei aggiungere “e come fanno a capirlo anche tutti gli altri?”
Io credo sia ormai una certezza, soprattutto per chi ha esperienza diretta con essi, il fatto che gli animali si relazionino ai loro con specifici e all’uomo in maniera empatica; non ci sono certezze dimostrabili con una formula o con un’equazione, ma vi sono numerose esperienze, in diversi ambiti, a testimoniarlo.
Concordo sul fatto che capita spesso che gli animali selvatici si facciano curare poiché incapaci di reagire, ma questo accade e si può dire con relativa certezza solo quando essi sono incoscienti, non quando, al di là delle patologie che li colpiscono, sono comunque vigili. Perché al contrario qualcuno potrebbe dire che, vista la loro condizione di stress e di “inferiorità”, potrebbero mostrarsi ancora più aggressivi sentendosi in difficoltà. E in diversi casi ho potuto riscontrare io stessa questo comportamento.
Questo lupo, seppur in condizioni drammatiche, ha reagito dal momento del suo ritrovamento scappando e ringhiando a chi lo ha avvistato, tant’è che (con i rischi del caso) è stato necessario, seppur lievemente, sedarlo.
Le immagini scelte per raccontare la sua storia e per non incentivare le immagini del “lupo cattivo” che pasteggia una preda, sono state quelle che avete visto, ma dopo pochissimi giorni dal suo arrivo, Navarre ha iniziato a mangiare il cibo a lui famigliare (ungulati che sono deceduti a seguito di incidenti stradali). E’ stato incredibile vedere come, anche se apparentemente così moribondo, si sbaffava i cosciotti di capriolo spezzando le ossa con una solo stretta. La forza non gli è mai mancata completamente e lo sta dimostrando anche nel suo recupero. Questo per dire che non era incapace di reagire ma nonostante ciò non si è mai mostrato aggressivo, al punto che alcuni volontari mi hanno chiesto se fosse “normale” e se non fosse possibile che questo animale fosse stato detenuto dall’uomo. Ma la genetica racconta tutta un’altra storia. Stiamo parlando di un lupo di 5 anni che è nato e vissuto libero.
Mi chiedi “non assocerà in modo finalistico le due cose?”
Io con franchezza ti rispondo: Chi lo può sapere con certezza? Chi ha dati CERTI in questo senso?
Motivo per cui se, e ripeto dico SE, viste tutte le condizioni di cui parlavo nella mia precedente risposta, si valuterà opportuno il rilascio, riteniamo assolutamente necessario un monitoraggio.
Non è forse vero che queste esperienze possono essere per tutti noi un patrimonio esperienziale importantissimo per la conoscenza di questa specie così affascinante?
Ma poi mi chiedo ancora, è così importante incasellare sempre tutto all’interno di uno schema e di una regola? Non è forse proprio la natura e in particolare gli animali che ci insegnano ad andare oltre le regole e oltre i paradigmi?
Nessuno nasce imparato e soprattutto in questo ambito credo che il confronto e la condivisione delle esperienze siano FONDAMENTALI.
Mi dici ancora “Da quel punto in poi quel lupo saprà semplicemente che un uomo può dargli del cibo”. Già, questo è sicuro, come lo sanno le centinaia di animali che abbiamo rilasciato al Centro, tra cui, per esempio, anche molti carnivori quali il tasso e che mai però si sono ripresentati o hanno cercato l’uomo. Quindi infine mi chiedo, il fatto che lo sappiamo ci deve portare a dire che sicuramente cercheranno l’uomo? Tu hai esperienze e certezze in tal senso? E soprattutto, quale potrebbe essere in quella che chiamiamo “fase critica” un approccio ancora “più rigoroso”?

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pigrofalco
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Re: La storia del lupo Navarre

Messaggio da pigrofalco » 11 mar 2012, 17:01

Elisa ha scritto:Dalla tua risposta: “…non è già un animale al quale abbiamo attribuito categorie psichiche umane, forse anche sentimenti ?”
Credi che le osservazioni in campo etologico sul lupo non siano sufficienti a “dimostrare” la complessa natura del lupo e la loro profonda consapevolezza?
Complessa senza dubbio e come tale estremamente affascinante, direi però che tra l'essere complessa e l'attribuirle sentimenti e categorie umane forse passa differenza.
Mi dici: “Come fa un lupo a capire che può affidarsi o 'collaborare' con un uomo per poi prenderne le distanze ?” E io potrei aggiungere “e come fanno a capirlo anche tutti gli altri?”
Tu dai per scontato che gli animali capiscano esattamente di dover 'collaborare', mentre credo che parlando di selvatici l'affermazione sia 'pelosa' nel senso di difficile da dimostrare.
Io credo sia ormai una certezza, soprattutto per chi ha esperienza diretta con essi, il fatto che gli animali si relazionino ai loro con specifici e all’uomo in maniera empatica;
Rispetto ai conspecifici concordo ovviamente, che un lupo anche in quelle condizioni debba essere "empatico" nei confronti di un uomo è affermazione di nuovo 'importante' e probabilmente indimostrata.
Mi chiedi “non assocerà in modo finalistico le due cose?”
Io con franchezza ti rispondo: Chi lo può sapere con certezza? Chi ha dati CERTI in questo senso?
Appunto, nel dubbio di solito la cautela fa cadere in piedi....
Non è forse vero che queste esperienze possono essere per tutti noi un patrimonio esperienziale importantissimo per la conoscenza di questa specie così affascinante?
Indubbiamente, è sempre a questo punto una scelta etica e convenzionale al tempo stesso, si tratta cioè di decidere fino a quale 'costo' sia importante 'conoscere' questi animali. E qui la discrezionalità è evidente.
Ma poi mi chiedo ancora, è così importante incasellare sempre tutto all’interno di uno schema e di una regola? Non è forse proprio la natura e in particolare gli animali che ci insegnano ad andare oltre le regole e oltre i paradigmi?
Quanto un animale insegna a te potrebbe differire da quanto insegna ad un altro/a, cioè l'intepretazione soggettiva potrebbe fare la differenza e determinare metodiche differenti a parità di situazione..
Mi dici ancora “Da quel punto in poi quel lupo saprà semplicemente che un uomo può dargli del cibo”. Già, questo è sicuro, come lo sanno le centinaia di animali che abbiamo rilasciato al Centro, tra cui, per esempio, anche molti carnivori quali il tasso e che mai però si sono ripresentati o hanno cercato l’uomo.
Quindi infine mi chiedo, il fatto che lo sappiamo ci deve portare a dire che sicuramente cercheranno l’uomo? Tu hai esperienze e certezze in tal senso? E soprattutto, quale potrebbe essere in quella che chiamiamo “fase critica” un approccio ancora “più rigoroso”?
Non ho certezze Elisa ma dubbi, e nel dubbio come dicevo prima considero plausibile un atteggiamento cautelativo. Le esperienze che in questo caso potrebbero essere valutate sono quelle degli USA dove i lupi 'habitued', ovvero abituati a collegare il cibo con, o a prenderlo direttamente da, le mani dell'uomo, o da costui lasciato in loco, non di rado diventano eccessivamente confidenti, a volte aggressivi e come tali ahimè, vengono abbattuti. Un approccio rigoroso nella fase critica potrebbe essere forse quello di una separazione anche più netta di così tra lupo e uomo, nella quale si valutano espedienti e strumenti vari per limitare al minimo il suo 'imprinting' disfunzionale verso la specie umana. La tecnica e l'immagine concordo molto evocative e belle dell'operatore che porge il piattino all'esemplare ( a chi non piacerebbe aver fatto lo stesso ? ) che certamente hanno richiamato attenzioni e sensibilità positive verso il lupo, potrebbero avere alternative cautelative ( un piattino senza operatore !). La questione è evidentemente complessa ed è un crocevia di molte letture diverse e di diversa natura, da quella filosofica a quella scientifica, passando per tutte le sfumature che ci stanno in mezzo.
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Re: La storia del lupo Navarre

Messaggio da Giovanni Todaro » 11 mar 2012, 21:25

La fiducia accordata può essere tradita, specie a fin di bene. Un lupo che ha capito che l'uomo, o alcuni uomini, possono non essere nemici può finire ammazzato dall'uomo stesso, per troppa fiducia. O divenire confidente e pertanto potenzialmente pericoloso. Spero che in quel centro e negli altri, dopo avere compiuto un'opera comunque meritoria, insegnino nuovamente a quel lupo ad avere paura o diffidenza verso l'uomo. Magari con metodi duri ma immediatamente efficaci, come il classico boccone al peperoncino o con corrente elettrica. Se quel lupo - o altro animale - non riprenderà a considerare l'uomo (e tutto ciò che lo concerne, inclusi i pasti facili) con timore o diffidenza, sarà un lupo morto a breve.

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Re: La storia del lupo Navarre

Messaggio da DanieleC » 11 mar 2012, 21:30

Giovanni Todaro ha scritto:La fiducia accordata può essere tradita, specie a fin di bene. Un lupo che ha capito che l'uomo, o alcuni uomini, possono non essere nemici può finire ammazzato dall'uomo stesso, per troppa fiducia. O divenire confidente e pertanto potenzialmente pericoloso. Spero che in quel centro e negli altri, dopo avere compiuto un'opera comunque meritoria, insegnino nuovamente a quel lupo ad avere paura o diffidenza verso l'uomo. Magari con metodi duri ma immediatamente efficaci, come il classico boccone al peperoncino o con corrente elettrica. Se quel lupo - o altro animale - non riprenderà a considerare l'uomo (e tutto ciò che lo concerne, inclusi i pasti facili) con timore o diffidenza, sarà un lupo morto a breve.
dove sono i casi documentati ,di animali selvatici recuperati e poi reimmessi ..morti ammazzati...?
non credo che Navarre se verrà reimmesso in natura torni a cercare l'uomo,
voglio dire.... sono sensazioni ?oppure dietro a queste paure ci sono documentazioni.....?
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Re: La storia del lupo Navarre

Messaggio da fiore955 » 11 mar 2012, 21:34

Concordo con Daniele e aggiungo: ma davvero pensate che ad un lupo selvaggio di 5 anni basti così poco, un piattino con un uovo o poco più, per riacquistare una pericolosa (senza dubbio) fiducia nell'uomo, dato che per il resto mi pare si stiano adottando tutte le cautele del caso per evitare altri contatti, come afferma Elisa? Credo che sia un animale molto più intelligente e "complicato" di quello che si potrebbe indurre a pensare.

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Re: La storia del lupo Navarre

Messaggio da pigrofalco » 11 mar 2012, 21:53

fiore955 ha scritto:Concordo con Daniele e aggiungo: ma davvero pensate che ad un lupo selvaggio di 5 anni basti così poco, un piattino con un uovo o poco più, per riacquistare una pericolosa (senza dubbio) fiducia nell'uomo, dato che per il resto mi pare si stiano adottando tutte le cautele del caso per evitare altri contatti, come afferma Elisa? Credo che sia un animale molto più intelligente e "complicato" di quello che si potrebbe indurre a pensare.
Non si tratta secondo me di fiducia, nè l'intelligenza dovrebbe fargli capire di non stare a contatto con l'uomo, queste a me sembrano categorie umane. Lui apprende per esperienze e la velocità con cui apprende è direttamente proporzionale alla capacità di adattarsi ai contesti diversi nei quali si trova. Non c'è ovviamente nessuna sicurezza sul fatto che il lupo possa imprintarsi in senso disfunzionale dopo aver mangiato dal piattino e probabilmente la possibilità rimane bassa, se però il rischio teorico può essere minimizzato adottando magari piattini senza operatore o tecniche ancora più rigorose non vedo perchè no. Se vai a Yellostowne vedrai cartelli con il divieto non solo di cibare direttamente gli animali ma anche di lasciare cibo in giro dopo che te ne sei andato, le multe per tale inadempienza sono salatissime, il motivo è il rischio concreto di 'imprintare' il soggetto. Quindi appare evidente che un rischio più o meno potenziale esista.
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