Relazione comportamentale tra lupo e uomo.

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franco
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Re: Relazione comportamentale tra lupo e uomo.

Messaggio da franco » 19 dic 2010, 15:44

Muli, bovini e cinghiali sono molto più pericolosi del lupo.
Quoto al 100% e l'ho anche scritto nei post precedenti.
"Ci sedemmo dalla parte del torto perchè ogni altro posto era stato occupato"

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enrico64
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Re: Relazione comportamentale tra lupo e uomo.

Messaggio da enrico64 » 19 dic 2010, 18:15

Oltre alle ipotesi fatte da Franco:
franco ha scritto: . Antropofagia; nei miei interventi ho sempre portato due possibili cause di "incidente" e cioè: il pastore che tenta di intervenire per salvare il proprio gregge e aggressione mentre si disturba una madre con i cuccioli. Quindi niente antropofagia.

io credo che il lupo potrebbe essere pericoloso per l'uomo anche quando una persona dovesse malauguratamente trovarsi sola, ferita e in difficoltà a trascorrere una o più notti all'addiaccio; ho letto anche su questo forum un simile episodio accaduto ad un cercatore di funghi che si sarebbe difeso da lupi con un semplice bastone; ad ogni modo in nessuna di queste tre ipotesi il lupo si comporta da predatore vero e proprio, ma casomai da opportunista con il pastore e con il malcapitato e si autodifende nel caso della madre con prole.
Luciano ha scritto: forse che nelle slitte c'erano i viveri? .. e avendone sentito l'odore .... a quelli miravano i lupi?
Altrimenti perchè attaccare una slitta ... quando c'erano tanti bei fagottini di ciccia che si muovevano su semplici sci? :D
Può essere Luciano, ma io volevo richiamare la tua attenzione sul fatto che quelli sono altri lupi,
di altre dimensioni, e di indole diversa che se possono includono anche l'uomo nella loro dieta (finchè possono, perchè con lo scioglimento dei ghiacci polari li vedo messi male).

In definitiva credo che il lupo in passato sia stato veramente pericoloso per l'uomo solo quando affetto da idrofobia, e che lo possa tornare a essere in futuro solo per il medesimo motivo.
Per il resto sono del parere di Luciano, Giustino e Attenti ai Lupi e penso non sia necessario fasciarsi la testa prima che si sia verificata una casistica accertata di aggressioni all'uomo da parte del lupo.
Ciao a tutti, Enrico.

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pigrofalco
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Re: Relazione comportamentale tra lupo e uomo.

Messaggio da pigrofalco » 22 dic 2010, 13:35

Allora, cercherò di rispondere a tutti nel modo più sintetico possibile....
Luciano ha scritto: Ti consiglierei di riguardarti un filmato fatto da David Mech e da un suo collaboratore ... relativo ad un gruppo di lupi artici ... che non avevano mai visto l'uomo ... e che per predare dovevano inseguire un branco di buoi muschiati; ... non lo ricordo benissimo ... ma mi sembra che non abbiano pensato neppure per un attimo di predare quei due uomini ... perchè? Eppure non avevano neppure la motosega! :D
Se qualche rivista riporta l'avvistamento dello yeti ... o del big foot ... adducendo come metodo di verifica "il metodo d'analisi storico" ... tu ci credi?
Ciaoo
L'ipotesi di Mech e cioè quella per cui tale fatto preciso dimostrerebbe che il lupo non preda l'uomo nemmeno in assenza di paura indotta (dalle armi e dalle persecuzioni) è illogica per almeno 2 motivi:
1-E' una sola (1) osservazione, circoscritta temporalmente, che dal punto di vista scientifico e cioè statistico potrebbe non avere nessun valore.
2-Parte dal presupposto che la paura nei confronti di un essere sconosciuto non possa esserci, mentre apparirebbe ovvio ritenere che una normale cautela ad ampio spettro, a maggior ragione verso 'enti ignoti', sia stata funzionale all'evoluzione vincente di ogni specie.
Luciano ha scritto:Se qualche rivista riporta l'avvistamento dello yeti ... o del big foot ... adducendo come metodo di verifica "il metodo d'analisi storico" ... tu ci credi?
Non ci crede perchè la scienza ha escluso l'esistenza dello yeti e del big foot.Quindi utilizzare fonti e metodo storiografici per accreditare una tesi è banalmente possibile a patto però di non escludere nel frattempo le altre conquiste del pensiero umano.
Luciano ha scritto: mi pare che l'unico mammifero terrestre di cui si è dicumentata l'antropofagia ... sia la tigre) ...
Ovviamente no.L'antropofagia, fenomeno cmq raro per ogni mammifero anche se con gradi diversi, come detto anche da Franco è ben documentata per lupo (India), leone, leopardo, orso, puma.
Giustino ha scritto:Salve a tutti, dopo tanti giorni di "appassionata" letture dei vari interventi, vorrei fare una riflessione insiema a voi:
qualsiasi accadimento è rilevante quando statisticamente incide su un fenomeno complessivo in modo certo e frequente, non mi sembre che il tema in questione sia statisticamente rilevante !
Il tema in questione è statisticamernte irrilevante come fatto notare già dal primo post ("altamente remoto"), ma è biologicamente interessante, almeno a giudizio di chi scrive!
Giustino ha scritto:Anche se non si può escludere a priori che in Italia ci sarà prima o poi un aggressione conclamata nei confronti dell'uomo, e per conclamata intendo dire che qualcuno ci rimette le penne o va a finire in ospedale, ad oggi mi pare che tale evento, almeno da quanto si è cominciato a studiare il lupo (anni 70) , non sia mai accaduto, pertanto razionalmente ritengo che il fenomeno non sia rilevante, e pertanto tutta la discussione seppur appassionate e in molti momenti anche troppo emotivamente partecipata sia fine a se stessa.
La discussione verte dunque, o meglio verteva e verterà, sull'indagine possibile delle condizioni in grado di probabilizzare un evento che rimane e rimarrebbe comunque remoto.
Giustino ha scritto:So che anche questo mio intervento potrà essere benzina sul fuoco, ma io mi baso solo sull'osservazione della frequenza statistica che conferma o meno l'esistenza di un fenomeno.
Ribadisco quindi, il topic non nasce per mettere in pericolo contro l'attacco da parte dei lupi, ma per discutere dal punto di vista biologico sul fenomeno altamente improbabile, con la consapevolezza di chi non ha titoli scientifici, con l'interesse che ne può scaturire.
enrico64 ha scritto: Può essere Luciano, ma io volevo richiamare la tua attenzione sul fatto che quelli sono altri lupi,
di altre dimensioni, e di indole diversa che se possono includono anche l'uomo nella loro dieta (finchè possono, perchè con lo scioglimento dei ghiacci polari li vedo messi male).
Credo Enrico che scientificamente non si possa affermare quanto dici e cioè che vi sia un discrimine tra aggressività nei confronti dell'uomo e dimensioni del lupo o sottospecie di appartenenza.
enrico64 ha scritto:In definitiva credo che il lupo in passato sia stato veramente pericoloso per l'uomo solo quando affetto da idrofobia, e che lo possa tornare a essere in futuro solo per il medesimo motivo.
Per il resto sono del parere di Luciano, Giustino e Attenti ai Lupi e penso non sia necessario fasciarsi la testa prima che si sia verificata una casistica accertata di aggressioni all'uomo da parte del lupo.
Ciao a tutti, Enrico.
Questo è un lavoro scientifico recente e noto da parte del NINA qui
che revisiona con criteri metologici rigorosi tutti gli attacchi del lupo all'uomo, dei quali si può quindi affermare che siano accertati.Inutile ripetere (eppure non ci giurerei...) che questi attacchi tutti assieme configurano comunque come altamente remota la possbilità di un attacco.

Mi soffermo invece su 3 cose:

-Il NINA si giova tra gli altri della presenza e dell'apporto di Luigi Boitani ( citato prima direi opportunamente da Luca) che firma anche questo documento come coautore.

-La revisione degli attacchi che gli autori si prefiggono di fare è PROPRIO tesa ad eliminare miti negativi sul lupo ED INVECE a fugare la paura dell'uomo verso il lupo, senza per questo rinunciare al rigore intellettuale nell'accettare i dati dopo il lavoro di scrematura.

-Tra tali dati rientra a pieno titolo anche il lavoro di Cagnolaro citato in coda in bibliografia, che dunque in questo caso viene accreditato ufficialmente ed accademicamente.

Pare difficile insomma pensare che questa Review, della quale il topic ripropone il modello, tracci "una strada pericolosa" e dalla quale dissociarsi in modo assoluto come propone accoratamente Luciano.

Suggerisco di provare a leggerla tutta con obiettività e serenità d'animo.

Un buon natale a tutti!
Alessio Pieragnoli, Consigliere Canislupus Italia.

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Re: Relazione comportamentale tra lupo e uomo.

Messaggio da Giustino » 22 dic 2010, 16:36

Caro Pigrofalco, innanzitutto ricambio di cuore gli auguri di Buon Natale, poi mi ero ripromesso di non intervenire più......ma purtroppo devo ritornare con forza in argomento perchè in questi gg sono accaduti fatti molto molto gravi, cito l'uccisione a fucilate di un lupo a Fiuggi (Fr) fatto che è seguito ad una campagna contro la specie con tanto di volantinaggio, o quanto quotato da AtentiAiLupi relativo ad un intervento dell'assessore all'Agricoltura di Viterbo, che analizzando il fenomeno delle predazioni ai danni del settore dell'allevamento degli ovini nella sua provincia dice che: "il lupo, è esemplare di una specie maggiormente pericolosa non solo per gli altri animali ma anche per l’uomo" :evil: , o ancora quanto scritto in argomento "lupi Abnormi" (Ascoli Piceno) per i quali si paventano pericoli per l'uomo in seguito a fantomatiche reinmissione di Lupi Giganti provenienti dall'Est Europa!!!!!

Dico questo perchè, e qui concordo pienamente con Luciano, tra un pò ci troveremo di fronte a una campagna mediatica su larga scala per cui la specie sarà sicuramente sotto attacco, e secondo me se si continuerà su questa strada prenderanno forza le tesi di coloro (e purtroppo non sono pochi....) che anche per il lupo chiederanno l'introduzione della caccia di selezione!!! ricordiamoci quello che gia' accade in Svizzera; ora questa è un ipotesi che va combattuta con tutte le nostre forze, spero che almeno su questo siamo tutti d'accordo, e credo che se vogliamo cominciare a batterci contro questa nefanda eventualità dovremo smetterla di parlare, noi per primi del lupo, come specie pericolosa per l'uomo.

Passo e questa volta chiudo definitivamente sull'argomento!

Tanti Auguri di buon Natale a tutti coloro che vogliono bene a questo meraviglioso animale.
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Re: Relazione comportamentale tra lupo e uomo.

Messaggio da Duccio » 04 gen 2011, 21:44

Pigrofalco e Luciano, conoscendovi personalmente entrambi, e stimandovi, mi dispiace dover assistere ad una escalation di affermazioni e accuse. Mi piacerebbe poter intervenire mettendovi davanti l'un l'altro (magari davanti ad una tavola da pranzo di un rifugio) ed eliminare la tastiera, che costituisce sempre uno strumento di comunicazione che porta ad equivoci, incomprensioni e conflitti.
Non potendolo fare mi trovo costretto a bloccare momentaneamente la discussione ed eliminare arbitrariamente tutti i messaggi polemici che non aggiungono contenuti al thread.
Spero che l'intervento non desti, anche questo, discussione e che continuate a intervenire attivamente per le finalità del forum che sono quelle di accrescere e diffondere la conoscenza sulla specie e dell'ambiente naturale.

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Re: Relazione comportamentale tra lupo e uomo.

Messaggio da enrico64 » 21 gen 2011, 18:56

Non so se posso procedere con questa discussione, ma siccome mi è rimasta in sospeso una questione, ci provo; mi rifaccio allo studio fatto dal NINA e richiamato da Pigrofalco, che ho cercato di leggere attentamente (l'inglese per me è sempre stato duro da comprendere).
Al punto 5.15 riguardante la Spagna sono riportati alcuni attacchi condotti da lupi nella località di Rante in Galizia che hanno causato la morte di un neonato di 11mesi e di un bambino di 3 anni; ebbene questi episodi risalgono a luglio 1974, e anche se rimangono isolati e opera di una sola lupa o di un solo branco, bisognerebbe ricordarli prima di continuare a ripetere che da almeno 150 anni in Europa occidentale i lupi non hanno fatto vittime tra gli uomini; tra l'altro anche se non conosco per niente la Galizia, suppongo che a quel tempo non sarà stata molto diversa dalle nostre zone appenniniche; insomma sono rimasto un pò male nell'apprendere di questi tragici fatti,
anche perchè seppur isolati nello spazio e nel tempo, sono comunque un precedente che smentisce l'idea che mi ero fatto che il lupo ormai non attacca più in questo modo l'uomo, nemmeno se tentato da circostanze favorevoli.
Ringrazio Pigrofalco per avermi indicato questo interessante documento del NINA.

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Re: Relazione comportamentale tra lupo e uomo.

Messaggio da pigrofalco » 21 gen 2011, 19:12

enrico64 ha scritto:Non so se posso procedere con questa discussione, ma siccome mi è rimasta in sospeso una questione, ci provo; mi rifaccio allo studio fatto dal NINA e richiamato da Pigrofalco, che ho cercato di leggere attentamente (l'inglese per me è sempre stato duro da comprendere).
Al punto 5.15 riguardante la Spagna sono riportati alcuni attacchi condotti da lupi nella località di Rante in Galizia che hanno causato la morte di un neonato di 11mesi e di un bambino di 3 anni; ebbene questi episodi risalgono a luglio 1974, e anche se rimangono isolati e opera di una sola lupa o di un solo branco, bisognerebbe ricordarli prima di continuare a ripetere che da almeno 150 anni in Europa occidentale i lupi non hanno fatto vittime tra gli uomini; tra l'altro anche se non conosco per niente la Galizia, suppongo che a quel tempo non sarà stata molto diversa dalle nostre zone appenniniche; insomma sono rimasto un pò male nell'apprendere di questi tragici fatti,
anche perchè seppur isolati nello spazio e nel tempo, sono comunque un precedente che smentisce l'idea che mi ero fatto che il lupo ormai non attacca più in questo modo l'uomo, nemmeno se tentato da circostanze favorevoli.
Ringrazio Pigrofalco per avermi indicato questo interessante documento del NINA.
Ciao Enrico e grazie a te, i dati che hai letto nel lavoro linkato configurano, anche presi tutti assieme, comunque come estremamente rara la possibilità di subire un attacco da parte di un lupo, nondimeno ritengo corretto conoscerli e presentarli in modo oggettivo.

ciao
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Re: Relazione comportamentale tra lupo e uomo.

Messaggio da Duccio » 05 apr 2011, 09:56

Posto questo testo che credo possa dare degli spunti "diversi" sulla discussione.


da: http://www.ruralpini.it/Inforegioni0404 ... e-uomo.htm

Il lupo può diventare pericoloso quando l'uomo non fa più paura al lupo

di Michele Corti

Il dibattito sulla pericolosità del lupo interessa diversi paesi. Da parte dei pastori e delle popolazioni rurali viene chiesto di rivedere - in presenza di popolazioni lupine in aumento - lo status di protezione assoluta che anche perché aumenta le probabilità di situazioni di potenziale pericolo per l'uomo

Il lupo non è 'pericoloso' o 'non pericoloso' in quanto specie con caratteristiche comportamentali ‘fissate’ (geneticamente) una volta per tutte. La pericolosità del lupo per l’uomo dipende da aspetti contingenti (rabbia, estrema deprivazione alimentare) e individuali (aggressività /timidezza superiori/inferiori alla media della popolazione) ma, soprattutto, da aspetti ‘culturali’ . Questi ultimi sono legati a situazioni spazio-temporali che condizionano (per un numero di generazioni lupine più o meno grande) la pericolosità dell’uomo per il lupo e la frequenza di incontri uomo-lupo.

Il Nord-America non fa(ceva) testo

Tra tutti questi fattori vi sono ovviamente delleinterazioni. Le affermazioni circa l’infrequenza di casi di aggressione da parte di lupi cresciuti e vissuti nell’ambiente selvatico ed esenti da rabbia sono condizionate dal peso della letteratura Nord-americana (di certo più ampia che in paesi 'poveri'). Nel Nord-America (dove spesso i lupi sono di taglia elevata) l’infrequenza di attacchi all'uomo – almeno sino ad anni recenti – è legata all’organizzazione sociale (insediamenti, orientamento delle attività economiche, ‘cultura delle armi da fuoco’). La cultura dei pionieri è cultura di allevatori che, per difendere le proprie mandrie e greggi hanno creato una debita ‘distanza di sicurezza’ tra il raggio dell’allevamento estensivo (rangeland) e i territori popolati dal lupo. Nelle fattorie nord-americane le armi da fuoco erano presenti in abbondanza, per difendersi non solo dai lupi e dalle altre ‘fiere’ ma da banditi, nativi americani. L’atteggiamento dell’autorità rispetto al possesso di armi da parte dei pionieri era ovviamente diverso da quello delle autorità di altre parti del mondo (Europa compresa) che hanno sempre cercato di limitare il possesso di armi da fuoco temendo lo scoppio di violente ribellioni individuali e collettive nel contesto di società maggiormente stratificate. Basti ricordare che nella monarchia assolutistica francese, dove ai contadini era proibito detenere armi, esisteva la louveterie, un corpo armato reale addetto alla caccia al lupo (ma qualcosa di simile, seppure meno organizzato militarmente esisteva anche negli antichi stati italiani). Di certo, però, è più efficace una caccia capillare praticata da pastori e contadini dotati di armi da fuoco di quella esercitata dai cacciatori del Re. La rarefazione dei lupi tra XIX e XX secolo in Italia e altrove è dovuta anche alla maggiore disponibilità di armi da fuoco da parte dei montanari e campagnoli (oltre che alla crescente efficienza delle armi stesse).

A parte la facilità nell'ottenere il porto d'armi è il costo delle armi da fuoco e delle munizioni nel Nord-Americaera, il più basso al mondo specie tenendo conto della capacità di spesa del consumatore americano, che fa la differenza. Fatto sta che questi fattori hanno contribuito a determinare nei lupi nordamericani un timore nei confronti dell’uomo di certo superiore rispetto ai lupi dell'India dove i casi di aggressioni mortali anche a minori sono stati numerosi in anni recenti. La pericolosità del lupo per l’uomo (e dell’uomo per il lupo) varia quindi molto da continente a continente ma varia anche nello stesso continente da epoca ad epoca.

Una pericolosità che varia molto nel corso della storia

Il lupo in Europa è stato percepito come pericoloso in alcune epoche, ma non in altre. Nell’alto medioevo la paura del lupo era quasi sconosciuta. Paradossalmente la ‘favola di Cappuccetto Rosso’ è relativamente ‘moderna’. É nel basso medioevo, con la riduzione delle aree incolte e forestali disboscate e bonificate che l’ambito dell’ampliamento degli insediamenti agricoli che l'uomo viene più di frequente a contatto con il lupo e che si diffonde la paura nei suoi confronti veicolata da storie e racconti finalizzati a limitare lesituazioni di pericolo con un comportamento 'prudente'.

La forte pressione antropica esercitata dalle popolazioni rurali e montane nel XIX secolo, unita all’aumento del bestiame e della disponibilità di armi da fuoco efficienti ha spinto il lupo – sotto la spinta di una persecuzione accanita - a rifugiarsi nelle aree più impervie e lontane dai centri abitati ma ha anche sviluppare una forte paura per l’uomo quale necessario requisito per la sopravvivenza. La persecuzione del lupo è stata forte sono agli anni ’70. Poi è stato introdotto lo status di protezione. Il riavvicinamento tra uomini e lupi e la moltiplicazione di incontri più o meno ravvicinati è stato poi determinato dalla riconquista da parte della foresta e dell’incolto degli spazi perduti nei secoli passati. La foresta è arrivata a lambire e a circondare gli abitati, a cingere d’assedio i pascoliresidui.

L'assedio del bosco porta i lupi sotto casa

Oggi i lupi sono aumentati sotto l’ombrello protettivo di una tutela assoluta che era giustificata quando le popolazioni lupine erano ridotte al lumicino ma che oggi consente loro di aumentare e allargare l' habitat, un habitat che si sovrappone sempre di più ad aree abitate.

Aree dove, però, non c’è più nemmeno un forte presidio di attività agro zootecniche e pastorali che, al di là del quadro legale di protezione della specie, esercitano comunque forme di ‘contrasto’ nei confronti del predatore. In questo contesto le interazioni con il lupo aumenteranno e diminuirà sempre più la paura del lupo nei confronti dell’uomo.

Di qui una situazione di potenziale pericolo i qualora si verifichino le circostanze sopra richiamate (fame, aggressività individuale). Altrove nel tempo (nella Lombardia e nel Piemonte del XVIII secolo) e nello spazio (l'India di oggi) il lupo antropofago rappresenta una realtà. Non lo dicono le favole. Nel caso dell’India lo dicono le cronache, in quello delle nostre regioni quegli storici che si sono presi la briga di studiare gli archivi (e chissà quanti altri casi emergerebbero se fossero condotti studi sistematici). Ma la prova del nove della potenzialità pericolosità del lupo, quando la specie viene sottoposta a eccessiva tutela, viene dal Nord-America dove da quando è protetto (a differenza del ‘parente povero’, il coyote) si sono registrati diversi casi di aggressioni mortali ad umani da parte di esemplari non rabidi. In ultimo vorremmo ricordare che la scarsità di ‘casi documentati’ di attacchi mortali da parte di lupi sani è legata a diverse circostanze che i conservazionisti a volte evitano di citare. Per essere ‘documentati scientificamente’ servono le prove che il lupo fosse sano (difficili da ottenere se la fa franca)e servono testimoni oculari che sottoscrivono una testimonianza scritta.

Non è corretto 'riscrivere' le favole

La favola di ‘Cappuccetto Rosso’ quindi è vera o falsa? Larisposta è: dipende. Dove le popolazioni lupine aumentano, le interazioni con l’uomo (senza conseguenze negative per il lupo) aumentano, le probabilità che sia vera aumentano anch’esse. E’ la politica che si deve prendere la responsabilità di consentire che il livello di pericolo potenziale aumenti. Sapendo che la foglia di fico delle attestazioni dei biologi pronti a giurare e spergiurare che ‘non è pericoloso’ non vale molto e che comunque in materia di pericolosità del lupo (e degli altri grandi carnivori) sono più attendibili gli storici. Anche perché meno coinvolti emotivamente dall’amore per il lupo.
Duccio Berzi, Presidente Canislupus Italia.

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Re: Relazione comportamentale tra lupo e uomo.

Messaggio da Giustino » 05 apr 2011, 15:37

Prima di commentare suggerirei a favorevoli e contrari di leggere gli altri articoli presenti sulla home page del sito da cui proviene l'articolo, oltre ad essere pieni di inesattezze sono chiaramente ispirati da interessi economici (più o meno evidenti dal titolo), cito fra tutti quello che imputa al lupo la crisi di un settore caseario alpino !?!?, evito poi di commentare la foto del lupo sempre sulla home page.
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Alfurio
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Re: Relazione comportamentale tra lupo e uomo.

Messaggio da Alfurio » 18 apr 2011, 18:15

Ho letto gli articoli sul sito e ho notato l’interesse di chi scrive e documenta secondo il proprio punto di vista.
La mia personale opinione è che nell’ambito di un progetto di protezione di una specie, non ci si limiti solo a legiferare sul suo “stato” di protezione, ma anche sulle modalità in cui la specie in questione rimanga così come la natura l’ha creata. Una specie selvatica, che tende ad alimentarsi per esempio in una discarica o nei pressi di un centro abitato, è costretta, per sopravvivere, a comportarsi in modo “innaturale”.
Sembra quindi evidente che le conseguenze di tale possibile eccezione, dal momento che diventa una consuetudine, inducono reazioni che possono, purtroppo in gran parte dei casi, fuorviare il vero scopo della protezione. Poi ci sono anche quelle persone che, spinte da propri interessi e forse da una bonaria ignoranza, considerano biologi e ricercatori dei “lupofili” coinvolti solo emotivamente dall’amore per il lupo ecc. ecc.
Personalmente sono rimasto molto perplesso quando, il giorno in cui la scorsa settimana arrivai a Villetta Barrea, sentii la proprietaria dell’albergo che diceva candidamente e senza alcuna preoccupazione, che nel tornarsene a casa la sera precedente (a piedi e da sola) aveva incontrato tre lupi che le attraversavano la strada....(la statale che porta al lago di Barrea). Riporto ciò anche se di carattere sono molto diffidente, ma da quelle parti gli incontri nei pressi dei centri abitati sono molto frequenti.
Francamente se fosse capitata anche a me una cosa simile, ne sarei rimasto piacevolmente sconvolto, ma non credo che un’altra persona (magari facilmente impressionabile, un bambino o un anziano) avrebbe avuto la mia stessa reazione.
In altri termini, un incontro con un animale simile in un centro abitato non è affascinante per tutti, ma soprattutto non è “naturale” per una specie il cui habitat è (o dovrebbe essere) ben lontano dall’asfalto.
La mia opinione è che il diretto contatto tra uomo e specie selvatiche possa essere plausibile solo entro certi limiti. Se un cercatore di funghi, un fotografo naturalista o un escursionista (no il cacciatore non lo metto) incontrano in montagna una vipera, un lupo, un orso, una lince ... è naturale che sia; ma la possibilità che uno di questi animali percorra liberamente le strade di un centro abitato, potrebbe un giorno trasformarsi in un potenziale danno a tutto ciò che si sta tentando oggi di fare per proteggere una specie.
Ma mi rendo conto che non è facile gestire la cosa.


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