Intervista a Boitani
Inviato: 02 ott 2010, 18:39
Un pdf di pronatura.ch ricco di spunti niente male a cavallo tra etologia e antropologia, riporto di sotto l'intervista a Boitani targata anno 2005, le evidenziature dei passaggi migliori in grassetto/bleu nonchè sottolineato sono a carico del sottoscritto 
Vorrei discutere con tutti voi i passaggi indicati o quelli che vorreste evidenziare.
http://www.pronatura.ch/ti/Rivista/06_P ... ista_6.pdf
Domanda di Luca Vetterli: Professor
Boitani, quando ha visto l’ultima volta
un lupo in libertà?
Risposta: Mah… [esita]… ci devo
pensare… Morto o vivo?
Vivo!
L’ultimo l’ho manipolato con le mie
mani, un esemplare giovane rimasto
impigliato in un tombino nell’Appennino
centrale. Gli abbiamo messo la
trasmittente radio e poi l’abbiamo liberato.
Quella appenninica: una popolazione
che sta bene?
Sì. Lo stato è medio-buono; definitivamente
migliore di 10 anni fa. Il lupo si
è espanso rapidamente dalla Toscana
alla Liguria, poi alle Alpi Marittime e
ora anche in Svizzera. Due lupi italiani
si trovano ora a Barcellona, uno è rimasto
a lungo sopra Bergamo un altro
nei Vosgi. Avere un lupo però non significa
avere il lupo, avere un branco.
Non significa nulla, perché il lupo va
ovunque; ha un’enorme dispersione.
Perché il lupo sta meglio rispetto, ad
esempio, alla lince e all’orso?
Per via della sua flessibilità. Non solo
di quella biologica ma anche di quella
comportamentale, che sta peraltro
all’origine della domesticazione a partire
da circa 11 mila anni fa. Solo altri
due mammiferi avevano in origine un
areale di distribuzione altrettanto grande:
il ratto e l’uomo. La lince invece è
molto meno dispersiva; non si sposta; e
l’orso ha comunque una bassa densità
e una grande inerzia demografica. La
sua espansione richiede tempi lunghi.
Cosa l’ha maggiormente colpita nei
suoi numerosi incontri con i lupi?
La ricerca biologica sul lupo è stata
per me motivo di stupore. Per la straordinaria
flessibilità del lupo che è in
grado di vivere nei giardini dietro casa
e mangiare di tutto. M’ha colpito ancor
di più, perché non me l’aspettavo,
che i lupi sono grandi giocatori, anche
gli adulti, con la sola eccezione dei
momenti seri della predazione. Li ho
potuti osservare per un mese intero
sull’isola canadese di Ellesmere, vicina
al Polo Nord. Non un albero, non
un cespuglio, solo tundra grigia e in
questa tundra vedi un coniglio o un
lupo - bianchissimi entrambi – a dieci
chilometri. Li ho potuti osservare 24
ore al giorno perché sono stato lì in
estate quando il sole non tramonta
mai. Dopo aver mangiato fanno tanto
relax, anche tre giorni, e giocano continuamente.
Pro Natura è favorevole tanto alla
presenza dei grandi predatori quanto
al mantenimento dell’agricoltura di
montagna, obiettivi conflittuali…
Sicuramente c’è un conflitto. Ci sono
tre tipi di soluzioni. Primo: si fanno
fuori tutti i lupi, secondo: si fanno fuori
tutti i pastori, terzo si cerca una soluzione,
un compromesso. Ci sono
tanti tipi di compromesso ma le due
parti devono comunque rinunciare a
qualcosa. Il pastore accetta e tollera
una certa quantità di danni – che dovrebbero
venirgli risarciti –, il lupo accetta
e tollera che ogni tanto uno dei
loro – gli individui che fanno i danni
maggiori – venga ucciso. Ognuno
deve lasciare un po’ del suo. Sarebbe
cretino pensare alle soluzioni estreme.
Dunque si va verso la gestione del lupo?
Sì… [esita] meglio: verso la gestione
del conflitto. L’Europa potrebbe permettersi
d’avere lupi quasi dappertutto.
Potremmo averne molti di più, forse
in densità inferiore ma con una
maggiore distribuzione.
C’è una soglia biologica per la gestione
del lupo? Da noi vengono uccisi i
lupi sul fronte della loro frangia
espansiva…
La gestione deve considerare tutta la
popolazione biologica del lupo nelle
Alpi con tutta la sua dinamica. E’ stata
una mia battaglia degli ultimi anni e
ora vedo uno sbocco. Proprio domani a
Roma [l’intervista è stata fatta il 12
settembre], si incontrano per la seconda
volta i responsabili della fauna d’Italia,
Francia e Svizzera per discutere
di queste cose. Per la Svizzera ci sarà
Willy Geiger, [vicedirettore del Ufficio
federale dell’ambiente]. La prima riunione
si era svolta a Lione e in futuro
questi incontri dovrebbero succedersi
ogni sei mesi. Conservare lupo, lince e
stambecco richiede approcci radicalmente
diversi: per lo stambecco basta
il punto di vista del guardiacaccia del
paese sotto; per la lince lo spazio da
considerare è già più grande, ad esempio
l’Oberland bernese; per il lupo ci
vuole una scala europea o, se non altro,
interregionale. Anche «Bruxelles» sta
ora lentamente orientandosi verso la
gestione del lupo su scala continentale
e col tempo dovrebbe arrivare una direttiva
europea. Ma voi Svizzeri…?
Di solito in questi casi ci adeguiamo al
diritto europeo… ma cambiamo tema:
il lupo scalda gli animi. Sarebbe stato
liberato dagli ambientalisti; secondo le
fantasie più ferventi: calato nottetempo
da elicotteri. Come rispondere alle
tenaci insinuazioni di questo tipo?
Tecnicamente non è fattibile; non ci è
mai riuscito nessuno. L’unica reintroduzione
del lupo è stata fatta dal Governo
americano nel Parco nazionale
dello Yellostone ed è costata, solo nella
sua prima fase, 3 milioni e mezzo di
dollari. E d’altra parte non c’è nessun
bisogno di reintrodurre il lupo. Il lupo
cammina sui suoi piedi e torna da solo.
Quali possibilità vede per un dialogo
fecondo tra le parti, che sembra più
necessario che mai?
Il dialogo è indispensabile ma le soluzioni
non vanno imposte. Bisogna sedersi
ad una tavolo: pastori, cacciatori
e conservazionisti; e trovare un compromesso;
tutti devono sentirsi compartecipi
della decisione. Col tempo
sono diventato talmente pragmatico
che mi direi: se il Vallese accetta di tenersi
cinque lupi, o anche tre soltanto,
sarebbe un primo passo verso il compromesso.
Per i pastori può essere cosa dura…
Sì anche drammatica. Ho visto una
volta un pastore e il suo gregge di 180
pecore ammazzate. Sono cose che non
devono accadere. Evitarle costa lavoro,
ci vogliono recinzioni elettriche, i cani
pastore. Ma le pecore… e il lupo…
sono un po’ anche una cosa mia perché
pago le imposte che sostengono i pastori…
E la gente vuole il lupo.
Sì, stando alle inchieste d’opinione
svolte in Svizzera effettivamente la
maggioranza della popolazione è favorevole
alla presenza dei tre grandi
predatori: tra di essi il lupo – stranamente
tenderei a dire – gode di simpatie
ancor maggiori che la lince e l’orso:
come spiegarsi questo risultato?
Il lupo è «similissimo» al cane... e il
cane è comunque amico dell’uomo.
Credo si faccia questa lettura. Il lupo
esiste nella nostra cultura attraverso
3000 simboli e il suo nome, Wolf ad
esempio, lo si incontra dappertutto. E’
il predatore per eccellenza. Anche nella
cultura del Nord America è il vero
predatore, non l’orso, che attacca di
più. Un predatore che solo dal Medioevo
è visto in termini negativi; prima
la sua immagine era ambigua o anche
positiva…
Un’ultima domanda: In un suo recente
libro sulle taglie pagate in passato per
la cattura dei predatori in Ticino,
Marzio Barelli, un autore ticinese, sostiene
che il lupo in Europa sarebbe
stato antropofago e ipotizza che lei
correggerebbe oggi il suo giudizio opposto
di vent’anni fa…
Non ho mai detto il contrario! Negli
ultimi 100 anni non abbiamo prove di
attacchi di lupi a persone in Europa.
Ma abbiamo ottime prove del contrario
fino al Sei-Ottocento. Il lupo è un
animale intelligente e culturale. Il suo
comportamento non sta solo iscritto
nei geni ma la mamma lo insegna ai
suoi cuccioli a seconda delle circostanze.
Sa che un uomo con una forca
è pericoloso e che uno con il fucile
lo è ancor di più. In origine il lupo era
diverso ed era attivo di giorno, l’attività
notturna è un suo adattamento ai
pericoli. Se più nessun uomo torcesse
un capello ad un lupo, in una sola generazione
lupina, cinque anni quindi,
il lupo potrebbe nuovamente provare
ad attaccare anche le persone, almeno
dove se lo può permettere. Abbiamo i
primi bagliori in Canada da dove ci
vengono segnalati tre casi. Ma in Europa
non abbiamo ancora alcun segno
di questo tipo, finora.
Comunque meglio star cauti in questo
caso.
Cautela sì, il lupo è un predatore!
Quante persone muoiono ogni anno in
Italia aggredite da un cane?
Grazie per l’intervista.
Vorrei discutere con tutti voi i passaggi indicati o quelli che vorreste evidenziare.
http://www.pronatura.ch/ti/Rivista/06_P ... ista_6.pdf
Domanda di Luca Vetterli: Professor
Boitani, quando ha visto l’ultima volta
un lupo in libertà?
Risposta: Mah… [esita]… ci devo
pensare… Morto o vivo?
Vivo!
L’ultimo l’ho manipolato con le mie
mani, un esemplare giovane rimasto
impigliato in un tombino nell’Appennino
centrale. Gli abbiamo messo la
trasmittente radio e poi l’abbiamo liberato.
Quella appenninica: una popolazione
che sta bene?
Sì. Lo stato è medio-buono; definitivamente
migliore di 10 anni fa. Il lupo si
è espanso rapidamente dalla Toscana
alla Liguria, poi alle Alpi Marittime e
ora anche in Svizzera. Due lupi italiani
si trovano ora a Barcellona, uno è rimasto
a lungo sopra Bergamo un altro
nei Vosgi. Avere un lupo però non significa
avere il lupo, avere un branco.
Non significa nulla, perché il lupo va
ovunque; ha un’enorme dispersione.
Perché il lupo sta meglio rispetto, ad
esempio, alla lince e all’orso?
Per via della sua flessibilità. Non solo
di quella biologica ma anche di quella
comportamentale, che sta peraltro
all’origine della domesticazione a partire
da circa 11 mila anni fa. Solo altri
due mammiferi avevano in origine un
areale di distribuzione altrettanto grande:
il ratto e l’uomo. La lince invece è
molto meno dispersiva; non si sposta; e
l’orso ha comunque una bassa densità
e una grande inerzia demografica. La
sua espansione richiede tempi lunghi.
Cosa l’ha maggiormente colpita nei
suoi numerosi incontri con i lupi?
La ricerca biologica sul lupo è stata
per me motivo di stupore. Per la straordinaria
flessibilità del lupo che è in
grado di vivere nei giardini dietro casa
e mangiare di tutto. M’ha colpito ancor
di più, perché non me l’aspettavo,
che i lupi sono grandi giocatori, anche
gli adulti, con la sola eccezione dei
momenti seri della predazione. Li ho
potuti osservare per un mese intero
sull’isola canadese di Ellesmere, vicina
al Polo Nord. Non un albero, non
un cespuglio, solo tundra grigia e in
questa tundra vedi un coniglio o un
lupo - bianchissimi entrambi – a dieci
chilometri. Li ho potuti osservare 24
ore al giorno perché sono stato lì in
estate quando il sole non tramonta
mai. Dopo aver mangiato fanno tanto
relax, anche tre giorni, e giocano continuamente.
Pro Natura è favorevole tanto alla
presenza dei grandi predatori quanto
al mantenimento dell’agricoltura di
montagna, obiettivi conflittuali…
Sicuramente c’è un conflitto. Ci sono
tre tipi di soluzioni. Primo: si fanno
fuori tutti i lupi, secondo: si fanno fuori
tutti i pastori, terzo si cerca una soluzione,
un compromesso. Ci sono
tanti tipi di compromesso ma le due
parti devono comunque rinunciare a
qualcosa. Il pastore accetta e tollera
una certa quantità di danni – che dovrebbero
venirgli risarciti –, il lupo accetta
e tollera che ogni tanto uno dei
loro – gli individui che fanno i danni
maggiori – venga ucciso. Ognuno
deve lasciare un po’ del suo. Sarebbe
cretino pensare alle soluzioni estreme.
Dunque si va verso la gestione del lupo?
Sì… [esita] meglio: verso la gestione
del conflitto. L’Europa potrebbe permettersi
d’avere lupi quasi dappertutto.
Potremmo averne molti di più, forse
in densità inferiore ma con una
maggiore distribuzione.
C’è una soglia biologica per la gestione
del lupo? Da noi vengono uccisi i
lupi sul fronte della loro frangia
espansiva…
La gestione deve considerare tutta la
popolazione biologica del lupo nelle
Alpi con tutta la sua dinamica. E’ stata
una mia battaglia degli ultimi anni e
ora vedo uno sbocco. Proprio domani a
Roma [l’intervista è stata fatta il 12
settembre], si incontrano per la seconda
volta i responsabili della fauna d’Italia,
Francia e Svizzera per discutere
di queste cose. Per la Svizzera ci sarà
Willy Geiger, [vicedirettore del Ufficio
federale dell’ambiente]. La prima riunione
si era svolta a Lione e in futuro
questi incontri dovrebbero succedersi
ogni sei mesi. Conservare lupo, lince e
stambecco richiede approcci radicalmente
diversi: per lo stambecco basta
il punto di vista del guardiacaccia del
paese sotto; per la lince lo spazio da
considerare è già più grande, ad esempio
l’Oberland bernese; per il lupo ci
vuole una scala europea o, se non altro,
interregionale. Anche «Bruxelles» sta
ora lentamente orientandosi verso la
gestione del lupo su scala continentale
e col tempo dovrebbe arrivare una direttiva
europea. Ma voi Svizzeri…?
Di solito in questi casi ci adeguiamo al
diritto europeo… ma cambiamo tema:
il lupo scalda gli animi. Sarebbe stato
liberato dagli ambientalisti; secondo le
fantasie più ferventi: calato nottetempo
da elicotteri. Come rispondere alle
tenaci insinuazioni di questo tipo?
Tecnicamente non è fattibile; non ci è
mai riuscito nessuno. L’unica reintroduzione
del lupo è stata fatta dal Governo
americano nel Parco nazionale
dello Yellostone ed è costata, solo nella
sua prima fase, 3 milioni e mezzo di
dollari. E d’altra parte non c’è nessun
bisogno di reintrodurre il lupo. Il lupo
cammina sui suoi piedi e torna da solo.
Quali possibilità vede per un dialogo
fecondo tra le parti, che sembra più
necessario che mai?
Il dialogo è indispensabile ma le soluzioni
non vanno imposte. Bisogna sedersi
ad una tavolo: pastori, cacciatori
e conservazionisti; e trovare un compromesso;
tutti devono sentirsi compartecipi
della decisione. Col tempo
sono diventato talmente pragmatico
che mi direi: se il Vallese accetta di tenersi
cinque lupi, o anche tre soltanto,
sarebbe un primo passo verso il compromesso.
Per i pastori può essere cosa dura…
Sì anche drammatica. Ho visto una
volta un pastore e il suo gregge di 180
pecore ammazzate. Sono cose che non
devono accadere. Evitarle costa lavoro,
ci vogliono recinzioni elettriche, i cani
pastore. Ma le pecore… e il lupo…
sono un po’ anche una cosa mia perché
pago le imposte che sostengono i pastori…
E la gente vuole il lupo.
Sì, stando alle inchieste d’opinione
svolte in Svizzera effettivamente la
maggioranza della popolazione è favorevole
alla presenza dei tre grandi
predatori: tra di essi il lupo – stranamente
tenderei a dire – gode di simpatie
ancor maggiori che la lince e l’orso:
come spiegarsi questo risultato?
Il lupo è «similissimo» al cane... e il
cane è comunque amico dell’uomo.
Credo si faccia questa lettura. Il lupo
esiste nella nostra cultura attraverso
3000 simboli e il suo nome, Wolf ad
esempio, lo si incontra dappertutto. E’
il predatore per eccellenza. Anche nella
cultura del Nord America è il vero
predatore, non l’orso, che attacca di
più. Un predatore che solo dal Medioevo
è visto in termini negativi; prima
la sua immagine era ambigua o anche
positiva…
Un’ultima domanda: In un suo recente
libro sulle taglie pagate in passato per
la cattura dei predatori in Ticino,
Marzio Barelli, un autore ticinese, sostiene
che il lupo in Europa sarebbe
stato antropofago e ipotizza che lei
correggerebbe oggi il suo giudizio opposto
di vent’anni fa…
Non ho mai detto il contrario! Negli
ultimi 100 anni non abbiamo prove di
attacchi di lupi a persone in Europa.
Ma abbiamo ottime prove del contrario
fino al Sei-Ottocento. Il lupo è un
animale intelligente e culturale. Il suo
comportamento non sta solo iscritto
nei geni ma la mamma lo insegna ai
suoi cuccioli a seconda delle circostanze.
Sa che un uomo con una forca
è pericoloso e che uno con il fucile
lo è ancor di più. In origine il lupo era
diverso ed era attivo di giorno, l’attività
notturna è un suo adattamento ai
pericoli. Se più nessun uomo torcesse
un capello ad un lupo, in una sola generazione
lupina, cinque anni quindi,
il lupo potrebbe nuovamente provare
ad attaccare anche le persone, almeno
dove se lo può permettere. Abbiamo i
primi bagliori in Canada da dove ci
vengono segnalati tre casi. Ma in Europa
non abbiamo ancora alcun segno
di questo tipo, finora.
Comunque meglio star cauti in questo
caso.
Cautela sì, il lupo è un predatore!
Quante persone muoiono ogni anno in
Italia aggredite da un cane?
Grazie per l’intervista.