Nube

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hycanus
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Nube

Messaggio da hycanus » 09 gen 2011, 11:48

Cari amici del forum, devo dire che c' ho preso gusto a scrivere, e così nel tempo perso ho dato vita ad un altro racconto. Un sentito ringraziamento a Davide (daco) che mi ha stimolato a iniziare questa bella passione...spero gradiate.


Nube


In quota il vento spostava velocemente i cumuli che si originavano sul versante della vallata esposto al sole. Le correnti convettive salivano veloci verso le basi delle nubi bianche come il latte. Il contrasto cromatico con l' azzurro intenso del cielo rendeva quello che che gli si parava davanti agli occhi veramente spettacolare. Il giovane pastore osservava le nubi che si formavano e si dissolvevano velocemente. Il fresco vento estivo gli scompigliava i capelli, e Il suo sorriso rappresentava in quel momento il suo modo di ringraziare Dio per averlo reso partecipe di interagire con le meraviglie della natura. Un attimo, soltanto un attimo molto intenso di gratificazione al cospetto di una vita di privazioni, di fatica e di solitudine. Ma era un privilegio che pochi potevano concedersi, o meglio, che pochi potevano vivere con quell' intensità. Il piccolo gregge di una trentina di pecore stava stazionando in una vasta prateria in leggera pendenza a circa 1500 metri di quota. il cane da pastore vigilava e teneva compattate le pecore svolgendo egregiamente il suo lavoro. Durante la stagione estiva il pastore partiva la mattina presto per portare il gregge a pascolare sulle ampie praterie in quota, dove l' erba fresca e rigogliosa che abbondava, era un preziosissimo alimento per le sue pecore. Il ricovero notturno, una stalla precaria costruita con mattoni e lamiera, era situata in fondo ad una vallata, a circa 900 metri di quota. In questo periodo però, almeno finchè le condizioni meteo lo permettevano, il pastore preferiva trascorrere le notti in quota con il suo gregge, dormendo sotto un cielo stellato di una bellezza straordinaria. Chiaramente dormiva pochissimo perchè sapeva che la notte i predatori si facevano più audaci; le sue pecore non stavano all' interno di un recinto ed erano più vulnerabili. Il suo cane però era un efficientissimo scudo; in quest' ultima stagione estiva aveva perso soltanto due capi. I lupi avevano imparato che era meglio stare alla larga da quel grosso cane da pastore, anche se continuavano a seguire furtivamente gli spostamenti del gregge. Ogni tanto una pecora poteva allontanarsi momentaneamente o sfuggire al controllo del cane; era allora che i lupi potevano approfittarne. Ma il giovane pastore sapeva che la perdita di qualche capo andava messa in conto, ed era soddisfatto di averne persi soltanto due. Era affascinato dai lupi, aveva un gran rispetto per questi predatori, ma doveva anche tutelare la sua professione e i frutti del suo lavoro. Per il momento l' utilizzo del cane si era dimostrato il miglior sistema per proteggere il gregge, ma non avrebbe mai dovuto abbassare la guardia...sapeva di avere a che fare con un antagonista molto intelligente.
Quando si svegliò era da poco sorto il sole, ma il forte vento faceva presagire un cambiamento delle condizioni meteo. Nel pomeriggio avrebbe dovuto far ritorno al fondo valle e ricoverare le pecore nella stalla. Mangiò velocemente un pò di formaggio, mentre il cane reclamava la sua parte di cibo. Diede da mangiare anche a lui e poi cominciò a far spostare il gregge verso la zona di crinale. A metà mattina le nubi cominciarono a svilupparsi verticalmente ad un ritmo decisamente superiore a quello dei giorni precedenti. Il vento era aumentato di intensità e a tratti, banchi di nubi in rapido movimento avvolgevano completamente le ampie praterie sommitali nascondendo parzialmente il sole e determinando sprazi di fugaci arcobaleni.
Fù in questo frangente che il pastore li vide. Erano a circa trecento metri di distanza e stavano facendo delle strette spirali fra le nubi, nel cielo di un intenso azzurro. Rimase perplesso, conosceva benissimo tutti i rapaci che volavano in quella zona, e quelli non erano nè le familiari poiane nè le poche aquile reali che ogni tanto vedeva nel cielo. Avevano un' apertura alare incredibile, una struttura robusta ed un' eleganza non comune nel navigare nel cielo, le ali apparentemente ferme, le remiganti ben delineate, mentre risalivano tranquillamente le vorticose correnti ascensionali che davano vita agli impetuosi cumuli in formazione. Non aveva idea di cosa fossero e rimase sconcertato.
I due gipeti, un maschio e una femmina, provenivano dall' appennino Ligure, ed avevano stazionato per alcuni giorni sulle alpi Apuane. In precedenza avevano volato dalle alpi occidentali fin sul massiccio del Gennargentu in Sardegna, dove erano rimasti per un paio di mesi. Adesso stavano sorvolando le vallate e i ripidi costoni dell' appennino Pistoiese che si estendono fra il Libro Aperto e il Corno alle Scale.
Casualmente il passaggio dei due grossi rapaci non era passato inosservato. Mephisto era un artigiano, ma anche un bracconiere; aveva ricevuto una telefonata da un amico che lo avvertiva della presenza di due strani ma maestosi rapaci che veleggiavano fra i cumuli in formazione sul crinale. Prese il fucile e partì velocemente con il suo fuoristrada lungo la stradella che conduceva al passo. Confidava che nessuno fosse in zona, visto il considerevole peggioramento delle condizioni meteo, e naturalmente in un pò di fortuna. Arrivato al passo scese di macchina ed andò ad appostarsi in un anfratto roccioso nel vallone sotto il crinale. Da lì aveva la visuale più ampia del cielo sopra la vallata.
I due grossi rapaci stavano spiralando all' interno di una corrente ascensionale quando improvvisamente, in meno di dieci secondi cambiarono direzione e si portarono ad almeno trecento metri di di distanza e ad una quota superiore. Il pastore non riusciva a togliere lo sguardo da quella meraviglia, e continuava a domandarsi che uccelli potessero essere. Proprio mentre ammirava il volo dei gipeti, uno sparo echeggiò in tutta la vallata e uno dei due uccelli perse improvvisamente la grazia del suo volo, accartocciandosi e scendendo in vite verso il suolo.
Quello che successe nelle due ore successive rimase indelebile nei ricordi del pastore; era assolutamente impreparato ad affrontare gli eventi che incredibilmente si susseguirono e che dovette subire.
Capì immediatamente che cosa era successo, e senza indugio decise di intervenire. Avrebbe dovuto lasciare il gregge incustodito perchè aveva bisogno del suo cane per trovare quel rapace, ma calcolò che in massimo una quarantina di minuti ce l’ avrebbe fatta. Era quasi mezzogiorno e le pecore, che stavano tranquillamente mangiando l’ erba, sarebbero sicuramente rimaste sul posto senza allontanarsi. Era leggermente preoccupato per le instabili condizioni meteo, ma calcolò che comunque,ce l’ avrebbe fatta agevolmente. Il rapace era caduto in un vallone non molto ripido a circa 300 metri di distanza. Il cane lo avrebbe individuato subito.
Fù così che lasciarono la radura per portarsi nella zona dove era precipitato l’ uccello. Mandò avanti il cane incitandolo a trovare il grosso rapace.
Mephisto, che si stava velocemente portando verso il punto in cui il gipeto era caduto, vide un grosso cane da pastore scendere lungo il pendio in direzione dell’ uccello che giaceva a terra, apparentemente esanime. Imprecò, capendo subito che qualcun’ altro aveva assistito alla scena, e tornò furtivamente sui propri passi sperando che il cane non l’ avesse fiutato. Era furioso, un bellissimo e raro uccello da imbalsamare e da vendere, era andato perduto. Ansimante riuscì ad arrivare alla macchina senza essere visto ,e si dileguò con la certezza di aver perso un’ occasione, ma al tempo stesso di aver corso un grande rischio.
Nel frattempo il pastore stava velocemente scendendo lungo il pendio dove il cane aveva già trovato il rapace. Arrivò sul posto e si accorse subito che era ancora vivo. Aveva il becco aperto e i ciuffi della testa ritti in posizione di difesa. Un’ ala sbatteva mentre l’ altra era piegata in due e perdeva un pò di sangue. Il cane ad un paio di metri di distanza abbaiava. il pastore era abituato a vivere con gli animali, e non indugiò un istante a buttarsi sul grosso rapace ferito. Sapeva come fare e con garbo ma molto deciso, lo sorprese dal retro afferandogli con una mano le zampe con i potenti artigli, e con l’ altra la testa; poi strinse il corpo dell’ animale sul suo petto, immobilizzandolo. Il suo stupore nel tenere in braccio quell’ uccello crebbe di pari passo con la rabbia che provava per quello a cui aveva assistito. Il cane, che era stato addestrato bene, si teneva a poca distanza e guardava con curiosità il suo padrone, che a sua volta aveva capito subito che quello strano e bellissimo uccello aveva bisogno di un veterinario il prima possibile. L’ ala probabilmente si era spezzata per l’ impatto col proiettile, e non era escluso che cadendo al suolo si fosse procurato altre fratture.
Con il rapace in braccio ritornò sui suoi passi in direzione della radura dove aveva lasciato le pecore, ma si rese subito conto che avrebbe avuto grosse difficoltà. Le condizioni meteo, già critiche, peggiorarono improvvisamente; un forte vento faceva avanzare dei cumulonembi di un colore grigio tendente al nero che si stavano formando repentinamente sul crinale. Un boato improvviso, amplificato dall’ eco sulle vallate, ruppe il naturale silenzio smorzato soltanto dal sibilo del vento. Un istante dopo un fulmine si schiantò a terra a un centinaio di metri di distanza. Il pastore riuscì a scorgere per una frazione di secondo il gipeto maschio che veleggiava fra i nembi in cerca della sua compagna, ed improvvisamente ebbe paura. Sapeva che in pochissimo tempo si sarebbe scatenato l’ inferno, doveva trovare subito un riparo. Si portò rapidamente sotto un anfratto di rocce a poche decine di metri dal crinale, e si strinse insieme al cane e con il rapace in braccio in un angolino riparato. Dopo pochi secondi si ritrovarono in balia della furia della tempesta, tutto si fece buio, i tuoni assordanti facevano tremare il terreno, i fulmini che si schiantavano al suolo con un secco boato illuminavano a giorno il buio pesto che si era creato tutto intorno, la grandine cadeva copiosa determinando un rumore assordante,e il vento fortissimo faceva vorticare nell’ anfratto roccioso nuvole di acqua che bagnarono il pastore, il cane e il gipeto ferito.
Il pastore era disperato, sapeva che le pecore senza il suo controllo e quello del cane si sarebbero disperse sotto il temporale, non ne avrebbe trovata neanche una, e piangendo pensò che avrebbe fatto il possibile, almeno per salvare la vita di quello strano ma maestoso uccello. Lasciò la presa sul collo dell’ animale che era esausto, riuscì a portarsela in tasca e a prendere un fazzoletto, che avvolse delicatamente sul muso dell’ uccello. In questo modo sarebbe stato più tranquillo e avrebbe avuto maggiori possibilità di salvarsi. Il temporale durò più di un’ ora, poi improvvisamente il cielo si fece terso, le nubi si allontanarono e il pastore, sebbene provato e bagnato, uscì dall’ improvvisato rifugio e si incamminò verso il crinale seguito dal suo cane e tenendo in grembo l’ uccello ferito. Nell’ ampia radura dove aveva lasciato le pecore non c’ era più traccia di vita; cominciò a scendere a valle e poco dopo trovò una decina di pecore a terra completamente carbonizzate. Un fulmine le aveva investite in pieno. Le altre si erano disperse chissà dove; non le avrebbe mai più ritrovate; poi dopo una buona mezzora il suo cuore venne infranto, sei delle sue pecore si trovavano a terra completamente dilaniate e smembrate. I lupi avevano approfittato del temporale per predarle e mangiarle. Le altre rimanenti avrebbero fatto sicuramente la stessa fine. Non gli era rimasto più niente, la disperazione si impadronì di lui, riuscì a raggiungere la strada e poi il paese in condizioni penose. Gli era rimasto soltanto quel rapace ferito, che in qualche modo rappresentava per lui l’ unico motivo per andare avanti, il suo riscatto. Sarebbe riuscito a salvarlo, glielo promise.
Entrò nello studio del veterinario, che per un attimo appena lo vide si prese paura. Un uomo stravolto e con le lacrime agli occhi che teneva in braccio un gipeto di almeno 6 chili, inaspettatamente si parò davanti a lui.
L’ animale venne portato il giorno dopo in un centro di recupero per la fauna selvatica, dove gli venne fatta un' indagine radiografica che accertò la frattura dell’ ala destra oltre ad una piccola emorragia interna provocata dall’ impatto con il suolo. Fortunatamente riuscì a riprendersi, la frattura venne adeguatamente ridotta e nel giro di pochi giorni il rapace si alimentava regolarmente da solo. In poco più di un mese i veterinari ritennero che fosse pronto per essere rimesso in libertà.
Nel frattempo il pastore era riuscito a trovarsi un lavoro come operaio in una piccola fabbrica della zona. Ma la notizia del clamoroso salvataggio non era passata inosservata. Il gesto eroico del giovane pastore aveva fatto il giro di tutta Italia, i giornali continuarono a parlarne per diversi giorni, e il piccolo paese dell’ appennino Pistoiese salì alle luci della ribalta.
Il sindaco del paese, fiero delle gesta del suo giovane cittadino, si mobilitò per aiutarlo a riprendere la sua nobile attività, e in accordo con la Comunità Montana, oltre a elargire un piccolo fondo, aprì un conto corrente nella banca locale, invitando chiunque avesse a cuore la riabilitazione del pastore, a versare il suo contributo per permettergli di riprendere la sua attività. I risultati furono inaspettati e clamorosi. Con i fondi ottenuti venne acquistato un gregge di oltre 200 pecore e iniziata la costruzione di una stalla grande e accogliente. Un allevatore di cani da pastore abruzzese, regalò 6 cuccioli da inserire con le pecore per la futura protezione del gregge contro gli attacchi dei predatori. Il pastore all’ oscuro di tutto, ci mancò poco che svenisse quando gli venne comunicato quello che era stato fatto per lui, ma fù soprattutto quando seppe che il gipeto era pronto per essere liberato che si commosse veramente. Era una femmina e venne affettuosamente chiamata “Nube”. Venne rilasciata quaranta giorni dopo, proprio per mano del pastore che l’ aveva salvata, e nello stesso punto in cui era precipitata colpita da una fucilata. Si librò maestosamente nel cielo azzurro guadagnando subito quota. Incredibilmente dopo pochi minuti comparve dal nulla la sagoma dell’ altro gipeto, il maschio. Non poteva abbandonare la sua amata ed era rimasto in zona nutrendosi con le carcasse delle pecore che erano decedute per mano dei lupi e dei fulmini.
Si allinearono e si sfiorarono teneramente compiendo sinuose spirali nel cielo immacolato. Dopo pochi minuti scomparvero dietro la sagoma del Corno alle Scale. Il pastore sorridente, aveva le lacrime agli occhi.
Per ironia della sorte dopo quattro mesi Mephisto ebbe un’ emorragia cerebrale, perse l’ uso di tutta la parte destra del corpo, e fù costretto per il resto della sua vita su una sedia a rotelle.
I due gipeti non rimasero in zona, si spostarono nei pressi del monte Cimone e dopo pochi giorni attraversarono la pianura padana per raggiungere le vette delle alpi orientali, dove rimasero per circa due mesi. Poi si spostarono definitivamente verso il massiccio del Triglav in Slovenia. Qui si riprodussero mettendo alla luce un pulcino femmina. Un anno dopo tre maestosi gipeti volavano liberi negli ampi spazi fra le montagne e il cielo.
Sento questa mia vita che sfugge, ma che non sfugge, perché è parte della stessa vita di quegli alberi. Una cosa bellissima, il disfarsi nella vita del cosmo ed essere parte di tutto. (Tiziano Terzani)

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pigrofalco
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Re: Nube

Messaggio da pigrofalco » 09 gen 2011, 15:22

Mi piacque questo in modo particolare

"In quota il vento spostava velocemente i cumuli, che si originavano sul versante della vallata esposto al sole. Le correnti convettive salivano veloci verso le basi delle nubi, bianche come il latte. Il contrasto cromatico con l' azzurro intenso del cielo rendeva quello che che gli si parava davanti agli occhi veramente spettacolare. Il giovane pastore osservava le nubi che si formavano e si dissolvevano velocemente. Il fresco vento estivo gli scompigliava i capelli, e Il suo sorriso rappresentava in quel momento il suo modo di ringraziare Dio per averlo reso partecipe di interagire con le meraviglie della natura. Un attimo, soltanto un attimo molto intenso di gratificazione al cospetto di una vita di privazioni, di fatica e di solitudine. Ma era un privilegio che pochi potevano concedersi, o meglio, che pochi potevano vivere con quell' intensità."

è la stessa sensazione che provavo l'altra sera, senza pecore (e senza capelli), mentre lo scirocco mi bagnava gli occhi e scendevo giù dal piaggione sudicio verso casa, a buio imminente...
Alessio Pieragnoli, Consigliere Canislupus Italia.

"Percorse convinto le strade dell'equilibrio e ogni volta che si trovò di fronte al bivio che indicava l'onestà tirò dritto, pensando ad uno scherzo."

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Re: Nube

Messaggio da occhi gialli123 » 09 gen 2011, 18:54

continua,continua a prenderci gusto.....un piacere leggerti,un sincero complimento......il vento fa il suo corso ciao luca :P
long may you run brother wolf......

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vigorius
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Re: Nube

Messaggio da vigorius » 09 gen 2011, 19:07

bello, molto bello luca, uno spaccato di vita e di natura notevole. insisti....
vig
Saverio Gori, Consigliere Canislupus Italia.

"Chi più alto sale, più lontano vede; chi più lontano vede, più a lungo sogna" Walter Bonatti

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Re: Nube

Messaggio da manzone gianfranco » 10 gen 2011, 21:52

bello e toccante.............. spero di leggerne presto altri

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poggioallorso
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Re: Nube

Messaggio da poggioallorso » 11 gen 2011, 07:38

emozionante... ti rapisce in un crescendo di drammaticità intensa, poi ti prende per mano e ti riporta alla pace sempre però tra le onde di emozioni felici o malinconiche..
devi amare moltissimo gli animali, hycanus....
Bea


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