La rabbia e la sua diffusione

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hycanus
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La rabbia e la sua diffusione

Messaggio da hycanus » 16 dic 2009, 18:47

Franco ha scritto:Forse è il caso di aprire un post dedicato vista l'importanza e la portata del fenomeno.
Ciao


Ecco qui. Accolgo volentieri il tuo invito...parliamone pure...io ne so ben poco!
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Re: La rabbia e la sua diffusione

Messaggio da franco » 16 dic 2009, 22:32

Grazie. Allora parlare della rabbia è parlare di una patologia terribile con un ampio bacino di specie sensibili. Quasi tutti i mammiferi sono sensibili a questa patologia. Per quello che ci interessa basti sapere che dal 2008 la rabbia è rientrata in Italia, che era paese esente da decenni, attraverso la slovenia. Sono state riscontrate positività in molte volpi (perchè li si cerca) ma anche in tassi, cani e caprioli. Fino ad ora i casi sicuri sono 40 e riguardano il Friuli e in questi giorni il veneto (belluno). Si sta dunque spostando verso ovest e ha già superato 4 campagne vaccinali, con bocconi vaccinali. Sembra che entro un anno possa arrivare a Trentino e Lombardia. Si consiglia di vaccinare cani, gatti e furetti che vivano in quelle aree e che vi si possano recare per villeggiatura, lavoro e caccia. La patologia è estremamente grave con sintomi nervosi che rendono gli animali selvatici imbambolati e confidenti. Si trasmette esclusivamente tramite la saliva che deve venire a contatto con il sangue di un animale o uomo sano (MORSO). Il virus, rabdovirus-lissenvirus dalla ferita si sposta verso i gangli nervosi periferici dai quali raggiunge la colonna vertebrale e da qui l'encefalo. In questa zona replica, compaiono i primi sintomi nervosi/neurologici e inizia la migrazione verso le ghiandole salivari per poter infettare altri animali. La fase migratoria dalla ferita al cervello in genere non è una fase critica per la diffusione della malattia. I sintomi possono apparire da 10 giorni a 6 mesi dopo il contagio. La vaccinazione dona una ottima immunità. In caso di morsicatura a cane e o uomo non vaccinato (io per questioni professionali sono vaccinato) si effettuano vaccinazioni ravvicinate e immunoglobuline nella speranza (speranza!!!) di bloccare la malattia. Se la Rabbia viene diagnosticata su base clinica, per i sintomi, non c'è più nulla da fare e l'animale e l'uomo vanno incontro a morte certa.
Pericoli veri per le dinamiche di popolazione delle specie maggiormente a rischio non sono molto consistenti. Non è una malattia che decima le popolazioni, il contagio va lontano (ricordo i 6 mesi di incubazione) ma non colpisce un gran numero di animali. Desta un po' di apprensione per i carnivori rari come lupo, lince e orso ma laddove questi animali prosperano la rabbia è sempre esistita senza segnalare un grosso impatto; vedi paesi dell'est come slovenia e croazia etc
Rimango a vostra dispozione per domande e chiarimenti e rimando al sito dell IZA delle Venezie nel quale è contenuto molto materiale esplicativo e la cartina dei casi riscontrati:
Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) - Rabbia

Ciao
Ultima modifica di franco il 17 dic 2009, 10:25, modificato 1 volta in totale.
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Re: La rabbia e la sua diffusione

Messaggio da hycanus » 17 dic 2009, 05:33

Grazie davvero Franco, per noi frequentatori dei boschi, che spesso ci imbattiamo fugacemente con gli animali selvatici, è molto importante essere a conoscenza di questa realtà...anche per adottare eventuali contromisure in casi sospetti, e fare le dovute segnalazioni a chi di competenza.
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Re: La rabbia e la sua diffusione

Messaggio da franco » 17 dic 2009, 23:55

Tanto per spingervi a non sottovalutare la questione vi racconto un episodio accaduto a novembre che ha visto coinvolto un mio conoscente. Abita vicino a codroipo, Friuli. Appena rientrato a casa ha chiuso il cancello e ha liberato il cane che teneva al guinzaglio. Ha spalancato il garage che era socchiuso e vi ha trovato dentro una volpe, in pieno giorno. Il cane si è scagliato sulla povera bestiola e l'ha uccisa. Nei giorni precedenti nello stesso paese erano state trovate due volpi che spaesate si aggiravano per le case ed erano risultate positive alla rabbia. Purtroppo anche questa volpe è risultata positiva.
Conseguenze:
Per LUI: Ha dovuto, ovvio, provvedere a vaccinarsi con protocollo d'emergenza post-contagio. Il vaccino impiega tre settimane per fare effetto, il virus se non viene "iniettato dal morso" vicino all'encefalo (morso sul collo ad esempio che tra l'altro è possibile nelle aree in cui è presente il pipistrello vampiro) dovrebbe metterci più tempo a diventare incontrollabile. Certo lui non è stato morso ma per impedire al proprio cane di infettarsi ha tentato di trattenerlo partecipando di fatto allo scontro e sporcandosi con il sangue della volpe. Probabilità di contagio bassissime perchè non è stato morso e non ha riportato ferite ma il cane poteva essere sporco di saliva della volpe
Per il CANE: Ha lottato con la volpe e di certo qualche morso l'ha preso. Non esistono test da fare in vivo per capire se l'animale è stato infettato, si può fare solo la ricerca e titolazione degli anticorpi ma Il cane, tra l'altro, era stato vaccinato contro la rabbia 10 gg prima dunque non si saprebbe se attribuire la reazione anticorpale al vaccino o al virus trasmesso. Ora deve restare sotto sequestro in osservazione per 6 mesi e non avere contatti con nessuno. La vaccinazione potrebbe aver già dato una risposta sufficiente ma non se ne può essere certi.
Conclusioni: in realtà non so quali vere conclusioni si possono trarre.
Curiosità: Per i veterinari e gli allevatori nei decenni passati la fonte principale del contagio non era la volpe o il lupo o il cane ma la bovina. Le vacche potevano infettarsi attraverso il morso di altri mammiferi e poi infettare l'uomo attraverso la saliva perchè quando cadevano in stato patologico e venivano visitate prima dall'allevatore e poi dal veterinario gli si guardava in bocca.
Ciao
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Re: La rabbia e la sua diffusione

Messaggio da pigrofalco » 18 dic 2009, 09:16

franco ha scritto:[...]
Conseguenze:
Per LUI: Ha dovuto, ovvio, provvedere a vaccinarsi con protocollo d'emergenza post-contagio. Il vaccino impiega tre settimane per fare effetto, il virus se non viene "iniettato dal morso" vicino all'encefalo (morso sul collo ad esempio che tra l'altro è possibile nelle aree in cui è presente il pipistrello vampiro)

interessantissima, questa non la sapevo Franco, potresti dare qualche nozione in più sulla questione?
[..]Curiosità: Per i veterinari e gli allevatori nei decenni passati la fonte principale del contagio non era la volpe o il lupo o il cane ma la bovina. Le vacche potevano infettarsi attraverso il morso di altri mammiferi e poi infettare l'uomo attraverso la saliva perchè quando cadevano in stato patologico e venivano visitate prima dall'allevatore e poi dal veterinario gli si guardava in bocca.

L'aumento di densità del lupo e quindi il conseguente maggiore potenziale contatto anche con bovini allevati potrebbe determinare a tuo avviso un rischio reale per il diffondersi della rabbia?
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Re: La rabbia e la sua diffusione

Messaggio da franco » 18 dic 2009, 12:48

PREMETTO CHE NON SONO UN INFETTIVOLOGO MA OCCUPANDOMI DI FAUNA SELVATICA MI SONO INTERESSATO ALLA QUESTIONE. Scusate il maiuscolo. Dicevo:
Il virus della rabbia è un virus affatto passivo, viene iniettato nell'ospite attraverso il morso di un animale portatore. Il virus migra verso una terminazione nervosa, per questo motivo sono più pericolosi i morsi penetranti che non escorianti. Il condotto nervoso viene usato a guisa di autostrada per raggiungere la colonna vertebrale e il midollo spinale. Da qui risale per via diretta all'encefalo dove di riproduce e tramite i nervi facciali raggiunge le ghiandole salivari. Il tempo d'incubazione così variabile dipende dalla distanza che deve percorre il virus per raggiungere il cervello e dalle barriere difensive che incontra. I protocolli vaccinali sono in funzione del momento in cui vengono applicati. Per prevenzione si usa fare una vaccinazione da richiamare dopo 30g e dopo un anno. Questo dona una copertura di qualche anno da verificare di anno in anno tramite titolazione degli anticorpi. Se si è stati morsicati si effettua una vaccinazione richiamandola dopo una settimana e dopo 30 gg unita alla somministrazione di immunoglobuline anti rabbiche.

Per la questione epidemiologica: penso che la possibilità ci sia e probabilmente il passaggio carnivoro-bovino segna un punto critico e il ponte tra la forma silvestre e quella domestica. Ma sebbene possibile risulta di solito raro per vari motivi. Più probabile è l'infezione di un cane che si mette a far baruffa con una volpe, tasso, faina o martora
A presto
Franco
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Re: La rabbia e la sua diffusione

Messaggio da DanieleC » 18 dic 2009, 13:18

grazie Franco,
per le preziose informazioni,...ma attualmente i casi sono circoscritti nel Nord Est..??oppure si ha notizia di altri casi...
ne sai qualcosa?
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Messaggio da franco » 18 dic 2009, 15:04

40 casi di cui 39 in friuli e 1 in veneto, belluno
Ciao
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Messaggio da DanieleC » 18 dic 2009, 19:20

grazie Franco....
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Re: La rabbia e la sua diffusione

Messaggio da DanieleC » 22 dic 2009, 13:28

un po' di informazione in piu' credo non faccia mai male
anche se Franco è stato molto preciso nello spiegare,questo problema!

Cosa è la rabbia?

di M. Pacifici, 22 dicembre 2009

Caratteristiche della malattia e norme di comportamento.


Si tratta probabilmente della malattia più antica di cui si ha notizia. Nell’uomo, come negli animali, la rabbia è una malattia mortale causata da un virus (lyssavirus) appartenente alla famiglia dei rabdovirus.

Il virus, dopo aver infettato il sistema nervoso di animali selvatici e domestici, è presente nella saliva dell’animale ammalato prima della comparsa dei sintomi e si può trasmettere all’uomo attraverso la morsicatura, il graffio profondo, la leccatura di pelle non integra o il contatto della saliva dell’animale infetto con le mucose (occhi, naso, bocca).

Possono infettarsi e sviluppare la rabbia solo i mammiferi. Uccelli, pesci, rettili non si ammalano. In Europa la maggior parte dei casi sono segnalati nella volpe e, in misura molto minore, in altri animali selvatici (procioni, tassi, faine, erbivori selvatici, pipistrelli insettivori) e domestici (cani, gatti, bovini).


La malattia si caratterizza da una prima fase con disturbi generici e sintomi poco specifici. Successivamente evolve in una infezione dell’encefalo con due forme a decorso acuto.

la forma furiosa (75 % dei casi), caratterizzata da eccitazione psicomotoria, talvolta a carattere furioso, con perdita dell’orientamento e vagabondaggio. Negli animali si possono avere alterazioni della fonesi e perdita di saliva, sintomo strettamente correlato alla potenziale diffusione del contagio. Seguono fenomeni progressivi di paralisi della muscolatura fino al coma e alla morte.
la forma paralitica (25 % dei casi), nella quale compare la paralisi progressiva senza le manifestazioni di aggressività della forma furiosa.
Per sospettare un caso di rabbia in un animale, quindi, è molto importante osservarne il comportamento: l’animale selvatico perde la naturale diffidenza verso l’uomo, gli animali normalmente mansueti presentano fenomeni di aggressività o viceversa, si possono osservare difficoltà nel camminare, paralisi ed infine morte.

Un sintomo tipico dei rari casi di malattia nell’uomo è la idrofobia. L’avversione per l’acqua, nonostante la sete intensa, è dovuto a un doloroso spasmo laringeo al tentativo di bere l’acqua.

Con l’apparire dei sintomi, la rabbia è inesorabilmente fatale sia per gli animali sia per l’uomo.

Per prevenire la malattia nelle zone a rischio va evitato qualsiasi contatto con gli animali selvatici e con qualunque animale sconosciuto, anche se si mostra socievole. Non vanno adottati animali selvatici come animali da compagnia. Se un animale selvatico si comporta in modo strano è utile segnalare il fatto ai veterinari delle Aziende Sanitarie, alla Polizia locale o provinciale oppure al Corpo forestale. Va anche segnalato al veterinario ogni comportamento anomalo o inusuale nel proprio animale domestico (cane, gatto).

Gli escursionisti e i cacciatori, in particolare, possono osservare alcune norme di comportamento:

seguire le prescrizioni di eventuali ordinanze comunali o degli ufficiali sanitari;
vaccinare i propri cani contro la rabbia;
non maneggiare a mani nude le spoglie dei mammiferi rinvenuti o abbattuti, ma proteggersi con guanti robusti ed impermeabili;
segnalare alle Autorità competenti il rinvenimento di eventuali carcasse di animali, nonché la presenza di animali che presentino un comportamento non consueto.
Non esiste una cura per la rabbia. La prevenzione della rabbia si basa sulla vaccinazione pre-esposizione, che si esegue per chi svolge attività professionali “a rischio specifico” (veterinari, guardie forestali, operatori cinofili, guardie venatorie, ecc.), e sul trattamento antirabbico post-esposizione da effettuare subito dopo il presunto contagio in caso di aggressione da parte di un animale sospetto. In questo caso, l’animale deve essere sottoposto ad una osservazione di 10 giorni, in modo tale da poter escludere l’esposizione al virus al momento dell’aggressione o esposizione.

Sottovalutare anche un semplice e innocuo contatto con animali sconosciuti può essere molto pericoloso. Qualora la persona si ammali, l’esito è fatale nel 100% dei casi.

Per quanto riguarda la prevenzione della malattia negli animali sono importanti:

la vaccinazione (obbligatoria o volontaria a seconda del dato epidemiologico) degli animali domestici, la lotta al randagismo e l’attuazione di provvedimenti coercitivi (cattura ed eventuale abbattimento) al fine di realizzare attorno all’uomo un anello di protezione costituito da animali domestici non recettivi e quindi incapaci di trasmettere l’infezione (prevenzione del ciclo urbano della malattia);
la vaccinazione orale dei carnivori selvatici, volpi in particolare, introdotta da più di un decennio in alcuni paesi europei. A seguito di tale misura è stato osservato un significativo decremento dell’incidenza della malattia, rilevato attraverso piani di sorveglianza sul serbatoio selvatico (prevenzione e controllo del ciclo silvestre della malattia).

link:
http://prontosoccorso.eumed.org/area-pu ... idrofobia/
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