Il Piemonte adotta i dissuasori per i lupi
Qualche volta fa davvero piacere ricevere un comunicato stampa come quello che riporto. Un segno di civiltà che mi riconcilia col mondo!
L’apparecchiatura è già stata testata con successo in Emilia Romagna
Nuova laura SENSORI AI RAGGI INFRAROSSI E DISSUASORI ACUSTICI PER ALLONTANARE I LUPI DALLE GREGGI: UN PROGETTO INNOVATIVO DELLA PROVINCIA
Dopo aver risalito la dorsale appenninica e quella delle Alpi Marittime, il Lupo è tornato ormai da una quindicina di anni nelle vallate alpine piemontesi. La sua presenza preoccupa gli allevatori che effettuano la monticazione estiva con i loro capi ovini. La riduzione delle incursioni e del numero di capi uccisi, registrata negli ultimi anni, non ha fatto venir meno il vero e proprio allarme sociale che il Lupo ha determinato tra gli allevatori.
La Provincia di Torino, in collaborazione con la Regione Piemonte, si sta facendo carico di un monitoraggio della presenza del Lupo nelle Valli di Susa, Chisone e Germanasca, iniziato nel 1999. “Stiamo anche sperimentando soluzioni concrete per prevenire gli attacchi alle greggi ovine e la conseguente perdita di capi. – precisa Marco Balagna, Assessore provinciale all’Agricoltura, Montagna, Tutela della Fauna e della Flora - Tra gli accorgimenti tecnici in fase di sperimentazione vi sono i dispositivi acustici attivati da sensori ai raggi infrarossi, che vengono posizionati intorno ai recenti dove le greggi vengono ricoverate nelle ore notturne”.
L’apparecchiatura è già stata testata con successo in zone montane dell’Emilia Romagna e consiste in sensori remoti agli infrarossi che rilevano la presenza di animali selvatici a sangue caldo, attivando un dispositivo che emette (attraverso un altoparlante ad alta potenza) una serie di suoni preregistrati, quali allarmi, spari, voci umane, abbaiare di cani, rumori di autoveicoli e altri suoni che possono essere registrati dagli allevatori. L’apparecchio che riproduce i suoni (registrati in formato MP3) può anche essere attivato ad intervalli prestabiliti con un timer; può inoltre essere abbinato a lampeggiatori che spaventano i predatori, inducendoli ad allontanarsi.
“Siamo consapevoli del fatto che i 34 attacchi da parte di Lupi ai danni di greggi registrati nell’estate 2009 in provincia di Torino (per un danno totale risarcito di 13.389,19 Euro) sono un problema. – ammette l’Assessore Balagna – Ma la legislazione nazionale (Legge 157 del 1992), le norme comunitarie (Convenzione di Berna e Direttiva Habitat 92/43) e gli accordi a livello mondiale non consentono l’abbattimento indiscriminato dei Lupi. La loro presenza numerica è assai limitata ed il loro ritorno nelle nostre montagne è il segnale di un progressivo ristabilimento dell’equilibrio naturale tra predatori e prede. Se questi accorgimenti di difesa passiva delle greggi funzioneranno, eviteremo di ricorrere ad abbattimenti mirati, che del resto non rientrano nell’approccio con il quale il Governo nazionale e la Regione Piemonte stanno affrontando la questione”. La Regione punta infatti sulla prevenzione e prevede di riprendere la cessione agli allevatori più esposti di cani da guardia Pastori Maremmani, in grado di raggiungere un buon affiatamento con le greggi e di difenderle efficacemente dagli attacchi dei cani selvatici e dei Lupi. “A ciò si aggiungono i risarcimenti ed i premi riservati ai conduttori di greggi che sostengono maggiori costi per la prevenzione. – precisa l’Assessore Balagna – Se, attraverso la azioni di prevenzione e disturbo, faremo sì che i predatori si indirizzino verso le loro prede naturali (cervi, i camosci e i cinghiali) avremo ottenuto un doppio risultato: la tutela del patrimonio faunistico e degli equilibri naturali da un lato, la tutela dei legittimi interessi economici degli allevatori dall’altro”
PERCHE’ IL LUPO DEVE ESSERE TUTELATO E COME LO SI STUDIA
Una rete per la raccolta dei dati
La necessità di conservazione del lupo, specie protetta a livello nazionale, comunitario e mondiale, è alla base di una politica comune definita dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Ambiente Italiano, che ha come obiettivo la coesistenza stabile tra il predatore per eccellenza e le attività economiche. La presenza del lupo è una realtà che ha interessato il Piemonte dai primi anni ’90. La presenza di un superpredatore è importante per il corretto funzionamento dell’intero ecosistema ed indice di qualità ambientale. Il Lupo è considerato un patrimonio per la Regione Piemonte, così come lo è la monticazione degli animali in alpeggio, risorsa fondamentale per l’economia montana e per il mantenimento delle tradizioni storico-culturali. La coesistenza tra Lupo e attività economiche può diventare un’importante opportunità per la valorizzazione del territorio alpino. La Regione Piemonte, in collaborazione con vari Enti, fra cui la Provincia di Torino (Servizio Tutela Fauna e Flora), ha coordinato un monitoraggio continuo della situazione a partire dal 1999, ma, nelle Valli di Susa e Chisone, la Provincia di Torino aveva già iniziato il monitoraggio nel dicembre 1997. Dopo 10 anni di ricerca, impostata da subito con un estremo rigore scientifico, i risultati ottenuti, riguardanti la conoscenza della popolazione presente (distribuzione, dimensione della popolazione, comportamento alimentare, etc.), sono notevoli. La ricerca ha seguito il Lupo nella sua ricolonizzazione di nuove aree, grazie alla creazione di una rete di referenti e collaboratori (parchi naturali, guardie provinciali, forestali, ecc.), coinvolti nella raccolta dei dati con protocolli standardizzati e controllati. La quantità e la qualità dei dati raccolti da questa rete di operatori non ha eguali in Piemonte: la “situazione lupo” in provincia di Torino è conosciuta con dettagli impensabili in altre aree italiane. Contemporaneamente sono stati tenuti contatti e scambiate di informazioni con i ricercatori francesi e svizzeri, per un miglior monitoraggio dei branchi transfrontalieri, con il tentativo di impostare una politica comune di conservazione della specie a livello alpino.
La prevenzione e riduzione dei danni
Parallelamente allo studio sulla biologia del Lupo, sono state portate avanti azioni di prevenzione dei danni alle greggi e di supporto agli allevatori (fornitura materiali, cani da guardia, cure veterinarie ai capi feriti, indennizzo dei capi morti in seguito ad un evento predatorio) ed è stato creato il Centro Gestione e Conservazione Grandi Carnivori, come sede di riferimento regionale. La predazione di animali domestici è stata uno dei principali fattori che in Europa ha portato a una riduzione del numero e delle zone di distribuzione dei grandi carnivori. Gli eventi predatori avvengono soprattutto nel periodo estivo, quando le greggi ovine e caprine sono sui pascoli alpini. Dal 1999 i danni da canidi (lupo o cani selvatici) vengono risarciti. Nel corso degli anni, dopo un iniziale aumento di attacchi, si è verificata una lenta diminuzione sia nel numero di attacchi che in quello delle vittime, segno che molte situazioni sono state in parte mitigate con l’introduzione di sistemi di prevenzione (reti elettrificate, cani di guardia, aumento della sorveglianza, stabulazione notturna). Negli alpeggi in cui gli allevatori hanno introdotto all’interno delle loro greggi i cani da guardia, il numero di attacchi si ridotto quasi a zero. Inoltre nel 2007 è stato istituito il Premio Pascolo Gestito, ripristinato anche negli anni successivi, riservato ai conduttori di greggi ovicaprini. Tale contributo è stato istituito per venire incontro alle esigenze degli allevatori che, per prevenire gli attacchi dei Lupi, hanno modificato radicalmente la tipologia gestionale dell’alpeggio, adottando misure preventive e aumentando la custodia delle greggi, con un evidente aumento dei costi legati all’attività durante i mesi di monticazione. Il contributo, oltre a riconoscere il lavoro aggiuntivo per gli allevatori che alpicano in area di presenza del lupo, premia coloro che mediante i sistemi di prevenzione riescono ad evitare o a limitare le predazioni sul proprio gregge. Nel 2009 in Provincia di Torino sono stati stanziati 40.269 Euro a questo fine.
Una specie ancora a rischio
Nonostante si sia documentata l’espansione territoriale della specie, la popolazione è di piccole dimensioni e può essere ancora soggetta al pericolo di estinzione, specialmente a livello locale. Ciò potrebbe essere causato da un aumento della mortalità naturale o illegale, da problemi legati all’isolamento genetico, da possibili problemi di ibridazione con i cani, dall’impatto che può avere la perdita di habitat e la sua frammentazione, fenomeno che oggi interessa tutto il territorio montano regionale. Oggi sono presenti sul territorio regionale in forma stabile 16 branchi di Lupi (il branco è l’unità sociale in cui vivono i Lupi, e solo all’interno di un branco la coppia dominante si riproduce), di cui 2 in provincia di Alessandria, 9 in provincia di Cuneo e 5 in provincia di Torino (con una stima minima di 16 animali presenti). Questi ultimi hanno il loro territorio in Val di Susa e in Val Chisone. La prima documentazione della riproduzione del “Branco del Gran Bosco” risale al 1997, mentre nel 2000 si sono formati i branchi di Bardonecchia e della Val Chisone e nel 2006 quelli della Val Germanasca e dell’Orsiera. Il resto dell’arco alpino (Valli di Lanzo e Orco, vallate del Biellese, Valsesia e Ossola) non presenta una presenza stabile: sono stati trovati solo sporadici segni di presenza, prova di un transito di alcuni individui in dispersione. Le analisi genetiche effettuate sui campioni raccolti (feci fresche, sangue, peli, etc.) hanno dimostrato in tutti i casi che i lupi presenti sul territorio regionale derivano dalla popolazione presente nell’Italia peninsulare e non da immissioni illegali di lupi: prova di questo fatto è stata la migrazione di un giovane maschio (chiamato “Ligabue”), munito di radiocollare in provincia di Parma, che ha percorso tutto l’Appennino ligure per poi stabilizzarsi in Val Casotto (nel Cuneese), finché è stato ritrovato morto, per cause sconosciute.. Questi tipi di analisi servono anche per studiare la dinamica delle popolazioni, tant’è che è stato possibile in alcuni casi individuare singolarmente i Lupi presenti sul territorio, riconoscere i genitori ed eventuali figli, risalire agli spostamenti effettuati (e quindi al territorio utilizzato). Sono state dimostrate migrazioni di alcuni individui, come una femmina monitorata la prima volta nel branco della Val Chisone e poi abbattuta in Svizzera nel Cantone Vallese; oppure come un maschio nato nel 2005 in Val Casotto, ritrovato in Val Formazza e poi investito da un autoveicolo in Baviera nel 2006 (521 km in linea d’aria percorsi!). Sono state dimostrate anche dispersioni “inverse”, cioè verso sud, come una femmina di Bardonecchia che si è stabilizzata in Val Varaita. Alcuni capi, poi, hanno cambiato branco. In questi anni di ricerca sono stati recuperati in Provincia di Torino ben 22 Lupi morti, di cui 17 investiti da auto o treni, due uccisi con armi da fuoco, due avvelenati, uno deceduto per una causa sconosciuta. I ricercatori pensano che il bracconaggio sia una delle cause principali di morte dei lupi in natura. Per quanto riguarda le abitudini alimentari, gli studi effettuati sui branchi delle Valli di Susa e Chisone confermano un utilizzo principale dei cervidi (cervo e capriolo), mentre la predazione di camosci, cinghiali e animali domestici è marginale.
Fonte: “Il lupo in Piemonte: azioni per la conoscenza e la conservazione della specie, per la prevenzione dei danni al bestiame domestico e per l’attivazione di un regime di coesistenza stabile tra il lupo ed attività economiche – Report 2009” – Regione Piemonte. Curatore F. Marucco.
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