Intervista a Franco Tassi sulla lince in Italia, Aprile 2010

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marcospada
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Re: Intervista a Franco Tassi sulla lince in Italia, Aprile 2010

Messaggio da marcospada » 12 mag 2010, 16:01

Riporto con copia ed incolla il testo di un documento che mi ha inviato Francesco Mossolin, segretario del Gruppo Lince Italia ed autore del libro "La Lince appenninica" pregandomi di pubblicarlo sui forum sensibili all'argomento:

Firenze 12 Maggio 2010
COMUNICATO STAMPA PER I FORUM NATURALISTICI

Sono l’autore del libro “La Lince appenninica”, nonché segretario del Gruppo Lince Italia, e leggendo sui forum naturalistici quanto si è detto intorno alla Lince in Appennino, anche grazie alle interviste del prof. Tassi e sollecitato da numerosi amici e collaboratori, ho deciso di scrivere questo messaggio con il solo intento di cercare di portare un po’ di chiarezza in questo dibattuto argomento.
Il prof. Tassi ha già risposto a numerose questioni e quindi cercherò di non ripetere quanto già detto, ma semplicemente di aggiungere altre informazioni che ritengo importanti per comprendere questo enigma che prima di tutto coinvolge il lato umano e sociale di chi vi partecipa.
Quando il prof. Tassi afferma che sulla Lince ci sono molti pregiudizi temo che non si sbagli, per molti aspetti dipende dai vari punti di vista, ma su alcune questioni a mio parere c’è un po’ di chiusura.
Innanzitutto però voglio ringraziare quanti hanno portato avanti critiche e valutazioni, anche negative nei confronti del Gruppo Lince, questo ci aiuta a comprendere e valutare meglio il nostro operato, è bene però cercare di spiegare alcune cose che forse aiuteranno meglio a capire la situazione, a capire meglio i fatti e forse a dare qualche risposta.
Desidero iniziare proprio con il tanto discusso Gruppo Lince.. come molti sanno è nato nel 1993, a seguito del convegno “Bentornato Gattopardo”, tenuto nel Parco Nazionale d’Abruzzo nel 1991, coordinato dal prof. Tassi allora direttore del Parco. L’esigenza di creare questo gruppo scaturì dal gran numero di segnalazioni che pervenivano al Parco in quegli anni, infatti a partire dagli anni Novanta sembra ci sia stato un incremento della popolazione, da tutti attribuiti a rilasci illegali operati dal Parco stesso.
Il Gruppo Lince ha raccolto un grandissimo numero di dati, tra i suoi progetti (parliamo del 2001) c’era quello di raccogliere campioni per svolgere delle analisi genetiche.
All’epoca il Gruppo Lince era composto perlopiù da guardie del Parco e collaboratori che passavano gran parte del loro tempo in natura, e che in modo gratuito e volontario, raccoglievano catalogavano e analizzavano le segnalazioni o gli indici di presenza attribuiti al felino. Sono stati raccolti decine di escrementi, peli che all’analisi hanno dato esito positivo, sono state rinvenute impronte, alcune fotografate, avvistamenti diretti e testimonianze affidabili da parte di esperti naturalisti. Dal 2001 sono stati chiamati a collaborare con il Gruppo due esperti professionisti francesi, Chazel e Da Rose, che in due mesi di ricerca intensa hanno raccolto più di 60 indici di presenza, escrementi, impronte, vocalizzazioni, rinvenimento di due tane usate, e un paio di avvistamenti diretti. Segno che nei primi anni del nuovo millennio la presenza della Lince in Abruzzo era quanto mai stabile e sicura.
I dati si trovano per la maggior parte nel libro. Sono elementi che hanno valore scientifico e penso che in nessun altro paese al mondo, al seguito di più di 500 elementi che testimoniano la presenza di un animale, tra cui appunto analisi di peli e di escrementi, nessuno oserebbe mettere in dubbio la presenza di una specie..
Il voler a tutti costi una foto o una pelle dimostra come dicevo prima un certo pregiudizio.
I dati ci sono, le analisi ci sono, ripeto, alcune decine tra peli analizzati dall’INFS che hanno attribuito al genere Lynx il campione, ed escrementi in cui sono stati analizzati i peli marker, anch’essi con esito positivo. Impronte e predazioni attribuite dagli esperti appartenenti alla lince al 95%, vocalizzazioni, latrine, la scoperta di tane, l’avvistamento di cuccioli ecc.. Tutti dati analizzati, selezionati, che ora si trovano nella pubblicazione e che ignorarli perché si vuole una foto è segno di scarsa serietà e di chiusura. Anche all’epoca però il Gruppo Lince non ha mai goduto di finanziamenti di alcun tipo, era un lavoro extra svolto da parte di alcuni ricercatori e appassionati volontari.
Dal 2002 quando Tassi è stato illegalmente estromesso dalla direzione del Parco il Gruppo Lince di fatto ha subito un botta d’arresto e quanti ne facevano parte hanno interrotto le attività probabilmente per la complicata situazione in cui si trovava lo stesso Tassi.
Solo in seguito, nel corso degli anni si è riformato un piccolo gruppo di appassionati naturalisti, ma non ricercatori professionisti, come ad esempio Silvia Cappiello che si è laureata nel 2005 a Napoli con questo argomento, che hanno iniziato a raccogliere nuovamente segnalazioni e indici di presenza. Dal 2002 però il Gruppo era composto da pochissimi naturalisti appassionati, estranei alle vicende del prof. Tassi, residenti lontano dal Parco e soprattutto senza mezzi tecnici ed economici per iniziare delle ricerche vere e proprie.
Quando nel 2005 ho conosciuto il prof. Tassi e il Gruppo Lince ho capito per prima cosa che tutto il materiale raccolto in tanti anni stava per essere perso, così ho iniziato un approfondita ricerca e raccolta del materiale, alcuni dei documenti più importanti li ho trovati in uno sgabuzzino, abbandonati da anni in un comune del Parco d’Abruzzo.
La priorità quindi per me è stata quella di recuperare quanto era stato fatto, certo continuando a raccogliere e catalogare tutte le segnalazioni recenti, ma di quella parte di documenti che ho potuto raccogliere (perché come dice Tassi molta ancora non si sa dove sia) ho trovato davvero un tesoro di informazioni che mi hanno permesso di comprendere e ricostruire la storia della Lince in Appennino.
Tutt’ora il Gruppo Lince non dispone dei mezzi economici ne del personale adatto per poter iniziare una vera e propria ricerca, io per primo non ho il tempo materiale per fare ricerche sul campo, così la priorità è stata data a ciò che già era stato fatto, abbiamo pubblicato buona parte delle ricerche e dei dati raccolti.
Uno dei prossimi obiettivi è quello di mettere sul nostro sito internet (http://www.comitatoparchi.it) dei protocolli e delle schede faunistiche per la raccolta dei dati, al fine di permettere a tutti coloro che desiderano partecipare, di contribuire a questa fase di ricerca preliminare, per comprendere quale può essere la distribuzione nel territorio appenninico. Un invito che poi espanderemo non solo ai membri del Gruppo ma a tutti gli appassionati di natura. Certo il risultato non saranno prove scientifiche, ma in questo modo tutti potranno aiutarci a comprendere alcuni fattori importanti, specie in previsione di una futura ricerca volta a comprendere l’origine genetica di tali individui.
Veniamo a ciò che è stato detto al convegno di Santa Sofia, in particolare dal prof. Ragni;
Tengo a precisare che non conosco di persona il prof. Ragni, che non voglio ne giudicare ne valutare il suo operato ma desidero far conoscere un documento che ci aiuterà a comprendere com’era la situazione già nel 1994..
Nell’allegato caricato dall’amico Marco trovate un documento che attesta che nel 1993 nel Parco d’Abruzzo, Ragni trova una pista ed un escremento che all’analisi vengono attribuite con certezza al genere Lynx. I due luoghi sono molto distanti quindi come egli stesso sostiene non può trattarsi di una burla (?)
Ecco quindi per prima cosa un esempio di documenti che attestano delle analisi, e come queste ce ne sono molti altri ma come detto perlopiù persi dopo il 2002.
Nel documento possiamo vedere con quanta sicurezza il prof. Ragni giunge ad affermare che l’unica ipotesi possibile siano le reintroduzioni, questo perché la lince non è elusiva e perché molti ricercatori non ne hanno mai trovate le tracce..
Egli fa un paragone con il Trentino, ma a mio avviso come sostiene Tassi è un po’ azzardato paragonare i comportamenti di una popolazione che vive in grandi foreste con bassissima antropizzazione rispetto a quelle appenniniche dove il territorio è fortemente antropizzato.
Inoltre anche per le Alpi ci sono ricercatori, ossia i forestali del Trentino che fanno il monitoraggio della Lince radiocollarata giunta dalla Svizzera, che sostengono che questa specie sia estremamente elusiva, quindi in periodi particolarmente critici sicuramente quest’animale può avere dei comportamenti criptici, è una questione di selezione..
Il fatto che molti ricercatori non l’abbiano vista, non è una prova che da certezza riguardo alla sua assenza, anche perché se è vero che l’Altobello negli anni ‘20 non l’ha segnalata, il Sipari ha raccolto un grande numero di prove sulla sua presenza in Abruzzo e con lui altri ricercatori. Nel mio libro si può trovare che nel 1972 (molto prima dei presunti rilasci) in un documento scritto da Zunino egli afferma: “Oggi ho avuto una segnalazione di Lince che credo possa essere la più fedele e sincera delle tante già avute..”
In questi anni inoltre abbiamo gli avvistamenti di Guardie Parco espertissime come Ursitti o Petrella, per nulla inferiori come attendibilità ai ricercatori.
Una testimonianza verbale, non presente nel mio libro confidatami personalmente da un professore che lavora presso l’Università di Firenze, al Museo della Specola, contraddice le affermazioni di Ragni, infatti egli sostiene di aver visto personalmente e analizzato una mandibola di lince proveniente dall’Abruzzo, che a prima vista sembrava fossile ma che secondo lui non aveva più di 10-15 anni, quindi degli anni ‘70-’80. Questo reperto gli era stato consegnato dal prof. Ragni, una prova che sarebbe stata inconfutabile, ma che purtroppo, una volta tornata nelle mani del prof. Ragni è sparita.
Nel documento si afferma inoltre che la lince avrebbe potuto estinguere il camoscio, un’idea alquanto bizzarra, visto che il Parco aveva un numero di ungulati in continua crescita, tra cui il cervo e il capriolo, la preda principale della Lince, oltre al fatto che per dinamiche di popolazioni una lince non può estinguere un gruppo di camosci che vivono in un ambiente che per certi aspetti differisce da quello del felino. E a tal proposito l’intensificarsi delle segnalazioni nel Parco d’Abruzzo nei primi anni Novanta è dato probabilmente da questi elementi, l’aumento degli ungulati rilasciati nel Parco negli anni Settanta e la presenza di animali in cattività, che in particolare durante il periodo degli amori operano un’azione di attrazioni per gli individui selvatici. I predatori vanno la dove c’è il maggior numero di prede, quindi il fatto che il Parco d’Abruzzo sia stato uno dei primi luoghi in cui sono stati rilasciati ungulati non deve stupire se questo elemento abbia attratto anche i suoi predatori.
Le conclusioni sono la cosa più interessante, anche alla luce di quello che invece è stato detto al convegno di S: Sofia nel 2008. Nel ’94 una possibile popolazione di cui era impossibile accertarne con esattezza la provenienza si sarebbe dovuta estinguere con la cattura di tutti gli individui, nel 2009, si presuppone che forse si potrebbe fare una reintroduzione..
Le cose quindi cambiano nel corso degli anni, ora che la ricerca è in mano a loro si parla di reintroduzione quando tutt’ora esistono delle prove di presenza, all’epoca per contraddire l’ipotesi di una popolazione autoctona lanciata dal Gruppo Lince, si arriva a sostenere l’idea di “eliminare” gli individui presenti.
Sembra che le conclusioni abbiano sempre il secondo fine di smontare le ipotesi altrui e di preparare il terreno per futuri nuovi lavori (si sa quanto rendono le reintroduzioni)!
In tutti i miei anni di ricerca ho raccolto molte prove di presenza della lince prima degli anni 90, e invece pur avendo parlato con decine di persone (molte delle quali in cattivi rapporti con Tassi e il Gruppo Lince) nessuno ha mai parlato di reintroduzioni, non esiste neanche una sola piccola prova concreta che sostenga questa teoria, quindi scientificamente parlando è solo una teoria non dimostrabile. Ricordo inoltre che sulle Alpi di tutte le reintroduzioni fatte solo due hanno avuto un esito positivo, questo significa che tali operazioni non si improvvisano, non è rilasciando due individui domestici che si ripopola l’Appennino, questa è fantascienza, un’operazione come quella che si racconta non può non lasciare dietro di se 0 testimoni, 0 prove, 0 elementi.
Nel riassunto del convegno di Santa Sofia (in allegato) si afferma inoltre che la lince non esiste da 2000 anni, questo serve sempre per sostenere un possibile futuro progetto di reintroduzione, anche qui si vuole ignorare la quantità di dati storici raccolti dal Gruppo Lince e ora pubblicati. Questo modo di fare ricerche che prescinde dai documenti dei più importanti naturalisti degli scorsi secoli non è né serio né scientifico, è forse utile per eliminare del tutto l’ipotesi della popolazione autoctona.
In questo senso penso che forse c’è del pregiudizio e dell’interesse sull’argomento lince. Un’altra prova a sostegno di questo mi riguarda personalmente: a quel famoso convegno di S. Sofia avrei dovuto partecipare anch’io, ero stato invitato da uno degli organizzatori, però alcuni giorni prima mi è stato riferito che non avrei potuto intervenire oralmente all’incontro ma solo con un piccolo poster; chiedendo spiegazioni (telefonicamente) al dr. Randi mi è stato detto che le mie ipotesi non hanno fondamento scientifico e che non meritavano di essere esposte. In quell’occasione nessuno parlò in modo approfondito della Lince sugli Appennini.
Nei molti forum che parlano di Lince ho visto però che di fondo c’è rispetto e soprattutto il desiderio di comprendere la verità. Sono convinto che da questo dialogo si possa crescere e arricchirsi, quindi non è per me importante convincere le persone che la lince c’è o no, ma che ci sono tutte le premesse per portare avanti delle ipotesi, anche quella per molti più assurda di una sottospecie. Gli elementi ci sono, i dati storici sono numerosissimi e spesso dettagliati, le segnalazioni e le prove per tutto il secolo scorso non mancano, quindi a qualsiasi mente aperta verrebbero queste domande.
Il Sipari da per certa la presenza della lince almeno fino al 1930, e molti altri studiosi prima di Tassi si sono chiesti se fosse euroasiatica o pardina, anche perché come già detto basta guardare al lupo, all’orso, al camoscio ecc..
La scienza procede per ipotesi, il Gruppo Lince propone un’ipotesi sostenuta da diversi fattori, al giorno d’oggi, come detto, non esiste uno straccio di prova, a parte le chiacchiere riguardo alle reintroduzioni, quindi se vogliamo essere corretti ha la priorità l’ipotesi più probabile sostenuta dal maggior numero di prove. Saranno le analisi genetiche a stabilire quest’ultima verità, quando si riusciranno a trovare i fondi ed i mezzi per svolgere questo tipo di ricerca noi saremo pronti ad agire o donare la nostra collaborazione, e se le prove del Dna smentiranno quanto noi ora sosteniamo allora saremo pronti a dire abbiamo sbagliato si trattava di lince euroasiatica o in effetti qualcuno l’ha reintrodotta, ma fino ad allora è bene che ci sia un rispetto di tutte le opinioni per poter arrivare insieme alla verità.

Francesco Mossolin

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Re: Intervista a Franco Tassi sulla lince in Italia, Aprile 2010

Messaggio da Federico » 12 mag 2010, 17:07

Ciao Marco,
benvenuto e grazie per questo tuo importante contributo!
Federico
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Messaggio da pigrofalco » 12 mag 2010, 18:10

Ringrazio marcospada (benvenuto Marco!) e il dott.Mossolin per aver accettato l'invito di partecipare alla discussione, dal comunicato inserito si deduce inevitabilmente la 'tensione' che investe il caso del felino in oggetto, trovo utile che la stessa si diluisca e si articoli in argomentazioni e controargomentazioni all'insegna della massima oggettività e correttezza, metodologica e formale.Personalmente ritengo che questioni di tale interesse trovino la loro arena elettiva proprio su di uno strumento informale come un forum, in grado di affrancarle dal destino forse angusto delle guerre fredde di campanile, di 'scuola' o di cattedra.Questa considero che sia l'essenza della rete, questo sicuramente è lo spirito del topic proposto all'attenzione degli utenti.Manco a dirlo e sulla base delle stesse identiche premesse lo stesso invito viene rivolto pubblicamente (e non) anche al prof.Ragni, il quale quindi in qualunque momento ci potrà onorare di un suo intervento.
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Re: Intervista a Franco Tassi sulla lince in Italia, Aprile 2010

Messaggio da marcospada » 12 mag 2010, 18:43

Ricordo che in merito all'intervista a Franco Tassi, sul mio sito c'e' il video dell'intera intervista fatta dall'amico Flavio Nobile:

http://www.arch-spada.com/photo/intervista.htm
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Re: Intervista a Franco Tassi sulla lince in Italia, Aprile 2010

Messaggio da pigrofalco » 12 mag 2010, 18:46

marcospada ha scritto:Ricordo che in merito all'intervista a Franco Tassi, sul mio sito c'e' il video dell'intera intervista fatta dall'amico Flavio Nobile:
http://www.arch-spada.com/photo/intervista.htm
Sì certo Marco, grazie, si tratta però di 2 interviste separate, nel senso di ottenute da 2 soggetti diversi in tempi e modalità diverse.Questa concessa a CSDL nasce come puoi vedere da domande precise, va da sè che i contenuti poi non possano che sovrapporsi.

ciao
Alessio Pieragnoli, Consigliere Canislupus Italia.

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Re: Intervista a Franco Tassi sulla lince in Italia, Aprile 2010

Messaggio da franco » 12 mag 2010, 19:13

Beh non per tirare acqua al VOSTRO mulino ma la grandezza di CSDL è proprio questa. State mettendo insieme un gruppo di discussione molto oggettivo e molto costruttivo anche per argomenti non strettamente riconducibili al lupo. Complimenti ancora!

Per quanto riguarda l'argomento specifico ho trovato molto interessante ogni intervento (anche i miei :D ) e se come viene dichiarato dal Gruppo Lince si trovano nell'impossibilità economica di oggettivizzare i dati in loro possesso e di reperirne di nuovi penso che i loro sforzi, tutti, dovrebbero in questo momento convergere nel reperire tali fondi. Non avete alternative.

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Re: Intervista a Franco Tassi sulla lince in Italia, Aprile 2010

Messaggio da hycanus » 12 mag 2010, 23:07

Un caloroso benvenuto a Marco Spada che ringrazio per il suo prezioso contributo...e naturalmente grazie anche a Francesco Mossolin.

Luca
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Re: Intervista a Franco Tassi sulla lince in Italia, Aprile 2010

Messaggio da Duccio » 13 mag 2010, 19:53

marcospada ha scritto:La scienza procede per ipotesi, il Gruppo Lince propone un’ipotesi sostenuta da diversi fattori, al giorno d’oggi, come detto, non esiste uno straccio di prova, a parte le chiacchiere riguardo alle reintroduzioni, quindi se vogliamo essere corretti ha la priorità l’ipotesi più probabile sostenuta dal maggior numero di prove. Saranno le analisi genetiche a stabilire quest’ultima verità, quando si riusciranno a trovare i fondi ed i mezzi per svolgere questo tipo di ricerca noi saremo pronti ad agire o donare la nostra collaborazione, e se le prove del Dna smentiranno quanto noi ora sosteniamo allora saremo pronti a dire abbiamo sbagliato si trattava di lince euroasiatica o in effetti qualcuno l’ha reintrodotta, ma fino ad allora è bene che ci sia un rispetto di tutte le opinioni per poter arrivare insieme alla verità
Ringrazio Francesco e Marco per i loro contributi. Auguro al gruppo di trovare risorse adeguate per portare avanti le ricerche, ma visto l'interesse per la questione, l'importanza della specie e in considarazione del dibattito che si è aperto, non credo che si possa attendere ancora. Anche perchè fare un test genetico su qualche escremento, pelo, o urina, magari utilizzando più di un laboratorio, può anche non costare niente.
Duccio Berzi, Presidente Canislupus Italia.

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Re: Intervista a Franco Tassi sulla lince in Italia, Aprile 2010

Messaggio da erreotto » 14 mag 2010, 03:29

marcospada ha scritto:...predazioni attribuite dagli esperti appartenenti alla lince al 95%...

Vorrei saperne di piu', quante sono queste predazioni ,dove e chi le ha analizzate (spero non da foto di carcassa ma sul posto)
Ciao G.

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Re: Intervista a Franco Tassi sulla lince in Italia, Aprile 2010

Messaggio da marcospada » 14 mag 2010, 13:44

Non lo ho scritto io , lo ha scritto Francesco Mossolin, il cui testo ho riportato.
In ogni caso una delle predazioni, le cui foto in alta risoluzione, complete e dettagliate sono state esaminate dallo zoologo francese Luc Chazel, e' quella che ho riportato parzialmente sul mio sito:
http://www.arch-spada.com/photo/Fotogra ... album.html
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